Esperienze

Il crowdfunding nel mondo. Cina.

Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso

La Cina è un paese enorme: quasi 1,4 miliardi di persone distribuito in poco meno di 10 milioni di km²; ha 668 milioni di utenti Internet (l’86% dell’utilizzo con gli smartphone) con un tasso di penetrazione di oltre il 50%.

Il suo peculiare sistema politico, un regime comunista pragmatico orientato al capitalismo, ha permesso alla sua economia di crescere in maniera esponenziale negli ultimissimi decenni.

Molti soldi in giro, ottima percentuale di connessi, abitudine all’ecommerce e ai pagamenti online: queste sono ottime premesse per il settore del crowdfunding cinese che, in effetti, dopo qualche anno di lenta crescita — dovuta principalmente a mancanza di regolamentazione e numerosi casi di frodi — sta accelerando.

Andiamo a vedere qualche numero ricavato principalmente da report — più volte citati in Rete — divulgati da wzdjy.com, un portale di P2P lending: Qui è possibile leggere il report più recente.

Numeri

Nel 2015 sono stati raccolti da 49.242 progetti distribuiti su 238 piattaforme cinesi di crowdfunding l’equivalente di 1,7 miliardi di dollari, con un incremento del 400% rispetto all’anno precedente.

Ma già nei primi mesi del 2016 si è registrata un ulteriore impennata, visto che fino ad agosto si è già raggiunto il 92% della raccolta del 2015, con una previsione finale di 2,24 miliardi di dollari (con un numero di piattaforme vicino a 400) per il 2016.

La maggior parte delle piattaforme, 165, sono reward-based seguite dalle equity-based, 131 e donations-based, 12. Le prime hanno raccolto circa 864 milioni di dollari, l’equity 665 e le donations 42 (sempre nei primi 8 mesi del 2016).

La cifra che più dimostra la forza, in prospettiva, del crowdfunding cinese è il numero di donatori: più di 75 milioni!

Grafico tratto dal report “The Development of Crowdfunding in China”

Tra le piattaforme più grandi citiamo DemoHour, AngelCrunch (equity), Dajiatou (equity), Yule Bao (dedicata al cinema, emanazione di Alibaba), Dreamore

Riflessioni

La prima piattaforma di crowdfunding, la già citata DemoHour, è stata lanciata nel 2011; dal 2013 sono cominciati a scendere in campo gli “unicorni” cinesi, a partire da AliBaba con Yule Bao.

I primissimi anni sono stati contraddistinti da una specie di far west, senza regole e senza tutele per gli attori in gioco. Ufficialmente era anche illegale richiedere soldi agli utenti. Moltissimi sono stati i casi di truffe e imbrogli che sono culminati nel 2016 con lo scandalo della piattaforma di p2p lending E’zu Bao che ha provocato7 miliardi di dollari di perdite per 900.000 investitori a causa di uno “schema Ponzi”).

Il governo ci ha messo un po’, ma dal 2015 sta operando per “ripulire” attraverso regolamentazioni e linee guida il settore del crowdfunding, in particolare l’equity.

Tuttavia la prima “era” avventurosa del crowdfunding cinese ha creato anche alcune differenze di approccio alle raccolte fondi rispetto a paesi come gli Stati Uniti. Come rilevato in un articolo su paristechreview.com, la diffidenza nei confronti dei progettisti e delle loro idee ha portato quest’ultimi a puntare su prodotti già in avanzato stato di progettazione: le piattaforme sono usate come una sorta di “canale di prevendita”, in cui sostanzialmente gli utenti comprano il prodotto prima che sia stato prodotto, condividendone costi e rischi di produzione. Questo modello è stato definito sale-oriented crowdfunding.

Per quanto riguarda l’equity crowdfunding occorre tenere presente le peculiarità del sistema finanziari cinese e l’assenza di tutele della proprietà intellettuale.

Anche se può sembrare strano visto lo “shopping” che le aziende cinesi fanno in giro per il mondo le startup cinesi faticano a trovare finanziamenti dai canali tradizionali come le banche; ricorrere al crowdfunding per progettisti ai primissimi stadi della loro idea imprenditoriale può altresì essere rischioso sia per il pericolo di “furti” sia perché il fallimento, soprattutto pubblico, è considerato generalmente un’onta nella società cinese.

Prospettive

Le stime della Banca Mondiale per il crowdfunding in Cina sono rosee: si prevede che la raccolta arrivi a 50 miliardi di dollari nel 2025, spinta dall’attenzione del governo verso il settore e dalla sempre maggiore fiducia degli utenti in questa forma di autofinanziamento.

Altre schede

Il crowdfunding in Africa

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