Appunti

Taccuino digitale #2 – E’ ancora possibile avere una rete come servizio pubblico?

Internet (anche) come servizio pubblico. Come la BBC. O la Rai.

“Se l’Internet contemporaneo è una città, Wikipedia è il parco pubblico solitario; tutto il resto dei nostri luoghi pubblici sono centri commerciali, aperti al pubblico in generale, ma soggetti alle regole e alla logica del commercio.”

La Rete al momento ha un modello vincente: il capitalismo basato sui dati e sull’attenzione degli utenti (con l’aggravante della sorveglianza e del controllo in paesi come la Cina o la Russia). Il modello “servizio pubblico” è marginale, con Wikipedia che ne rappresenta uno dei pochi esempi.

Diversi sono stati i tentativi di creare modelli alternativi, “commons” digitali come motori di ricerca o social media. Sono falliti sia perché non autosostenibili economicamente, sia perché non hanno mai raggiunto la massa critica necessaria.

Come ricorda Ethan Zuckerman, direttore del Center for Civic Media al MIT, in realtà la storia di radio e televisione ha visto spesso coesistere modelli di business liberalisti con altri legati al concetto di servizio pubblico, come in Italia e in Gran Bretagna. L’esigenza di contraltari alle piattaforme e ai servizi puramente commerciali non è cessata, anzi. Non si deve quindi smettere di cercare un web che sia anche servizio pubblico, ovvero “un tipo di servizio reso alla collettività, oggettivamente non economico, ma suscettibile di essere organizzato in forma d’impresa“.

Che possa essere l’Europa la più indicata a realizzare un public service web?

Luciano Floridi, direttore del Digital Ethics Lab all’Università di Oxford, usa anche lui la metafora del parco pubblico nella sua rubrica su D ma è pessimista.

“Avremmo potuto trattare Internet come un luogo pubblico, alla stregua di un parco, con un modello ecologico in cui la libertà di espressione fa i conti con la convivenza civile, ed evitare il modello pubblicitario, basato sulla gestione dell’attenzione e favorevole alle notizie urlate e scandalistiche, alla profilazione degli utenti, al trattamento dei dati degli utenti come risorsa primaria e alla creazione di bolle mediatiche. Quel treno lo abbiamo perso e la storia non si fa con i se e con i ma. Pensare di nazionalizzare la rete o creare una rete di tipo pubblico è anacronistico.”

Invita però a non ripetere gli errori anche con l’AI.

 

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