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	<title>Riflessioni | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 May 2024 15:12:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;IA sulla Croisette, tra apocalittici e integrati</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/lia-sulla-croisette-tra-apocalittici-e-integrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 15:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[doppiaggio]]></category>
		<category><![CDATA[festival di cannes]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al festival di Cannes i progetti legati all'IA ne dimostrano le potenzialità.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/lia-sulla-croisette-tra-apocalittici-e-integrati/">L’IA sulla Croisette, tra apocalittici e integrati</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il festival di Cannes di quest&#8217;anno è un termometro sull&#8217;utilizzo crescente dell&#8217;Intelligenza Artificiale nel settore cinematografico.</p>



<p>Da una parte abbiamo ancora il &#8220;freddo glaciale&#8221;, i timori per questa tecnologia e le proteste contro chi la utilizza. Registi e autori devono scusarsi pubblicamente se inseriscono non solo una scena ma anche un elemento, come un poster, sospettato di essere generato con l&#8217;IA. Gli ultimi casi, l&#8217;horror &#8220;<em>Late Night With the Devil</em>&#8220;&#8221; e il fanta(?)-politico &#8220;<em>Civil War</em>&#8220;. Una &#8220;caccia alle streghe sintetiche&#8221; degna di un McCarthy redivivo.</p>



<p>Ma, come fa notare David Defendi, sceneggiatore e startupper francese su <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/hollywood-ai-artificial-intelligence-cannes-1235900202/" target="_blank" rel="noopener" title="">Hollywood Reporter</a>, &#8220;“produttori, scrittori, tutti usano l’intelligenza artificiale, ma hanno paura di ammetterlo pubblicamente.” In pratica, è più un problema di pubbliche relazioni che tecnologico&#8221; aggiunge David Stripinis, veterano degli effetti speciali.</p>



<p>La temperatura diventa più sopportabile quando vedono la luce lavori in cui l&#8217;IA viene utilizzata senza timori. E&#8217; il caso del biopic &#8220;<em>Putin</em>&#8221; del regista polacco Besaleel il cui il volto del despota russo è ricostruito su quello dell&#8217;attore che lo impersona (invece di ricorrere a protesi e lunghe nonché costose procedure di make-up).</p>



<p>il produttore/distributore indipendente <a href="https://www.xyzfilms.com/" target="_blank" rel="noopener" title="">XYZ Films</a> ha invece presentato una serie di trailer di film internazionali tradotti tramite intelligenza artificiale, in particolare con il doppiaggio di TrueSync, tecnologia dell&#8217;azienda <a href="https://www.flawlessai.com/" target="_blank" rel="noopener" title="">Flawless</a> con sede a Los Angeles. Sempre a quanto riporta Hollywood Reporter &#8220;Flawless e XYZ stanno proponendo la tecnologia come un&#8217;opportunità per i film internazionali di successo di produrre a basso costo un doppiaggio in lingua inglese di alta qualità che li renderà più attraenti per il mercato globale&#8221;.</p>



<p>Da notare come questi progetti nascano da produzioni indipendenti, quelle che possono trarre maggiori benefici dalle tecnologie AI-based.</p>



<p>Un altro passaggio dell&#8217;articolo è significativo. Jim Geduldick, supervisore degli effetti speciali per film come &#8220;<em>Pinocchio</em>&#8221; di Zemeckis e <em>Avatar: The Last Airbender</em> di Cameron, spiega che i modelli open source sono particolarmente allettanti perché permettono di essere addestrati con i dati interni alle produzioni, evitando problemi legali.</p>



<p>Immagine di copertina tratta dal film &#8220;<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=cvt-mauboTc" target="_blank" rel="noopener" title="">Late Night With the Devil</a></em>&#8221; di Cameron Cairnes e Colin Cairnes.</p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/lia-sulla-croisette-tra-apocalittici-e-integrati/">L’IA sulla Croisette, tra apocalittici e integrati</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Generazione IA: cinema e audiovisivo si sintonizzano sull’Intelligenza Artificiale</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/generazione-ia-cinema-e-audiovisivo-si-sintonizzano-sullintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 15:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[audiovisivo]]></category>
		<category><![CDATA[industria cinematografica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Utilizzare le intelligenze artificiali nel cinema e nell'audiovisivo: spunti, suggerimenti e previsioni.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/generazione-ia-cinema-e-audiovisivo-si-sintonizzano-sullintelligenza-artificiale/">Generazione IA: cinema e audiovisivo si sintonizzano sull’Intelligenza Artificiale</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo testo è un estratto da un articolo che uscirà prossimamente sulla rivista della scuola di cinema <a href="https://www.scuolasentieriselvaggi.it/" target="_blank" rel="noopener" title="">Sentieri Selvaggi</a>.</em></p>



<p>È ormai da alcuni anni che l’Intelligenza Artificiale (IA) viene utilizzata nel mondo del cinema e dell’audiovisivo dalle majors, dalle piattaforme di streaming e in generale dalle grandi aziende dell’audiovisivo.</p>



<p>Perché solo adesso l’IA, in particolare quella generativa, è diventata un argomento centrale tra autori, sceneggiatori, attrici/attori, tecnici? Perché la curiosità per questa ennesima rivoluzione nel settore cine-audiovisivo si ammanta di paura e ostilità?</p>



<p>Una ragione potrebbe essere che le nuove arrivate IA sembrano scardinare un dogma, quello che vede la creatività come caratteristica essenziale della natura umana, non replicabile dalle macchine.</p>



<p>Eppure per molti aspetti – spesso sconosciuti &#8211; questa tecnologia potrebbe democratizzare la filiera produttiva, distributiva e promozionale: fino a ora riservate alle grandi case di produzione e distribuzione a causa degli alti costi e delle competenze necessarie per utilizzarle, quelle risorse citate in precedenza (insieme a nuove possibilità) sono ora disponibili per filmmaker e realtà medio piccole del settore.</p>



<p>A cosa è dovuto il salto di qualità delle Intelligenze Artificiali degli ultimissimi anni, considerando che il campo di ricerca è nato circa 70 anni fa? Gli LLM (“<em>Large Language Model</em>”) sono una delle ragioni di questo salto qualitativo. Questi modelli &#8211; insieme ai modelli &#8220;a diffusione&#8221; &#8211; sono alla base delle IA generative, in grado cioè di produrre nuovi contenuti (testo, immagini, video, suoni) a partire da descrizioni o richieste testuali. Come ci riescono? Individuando schemi e ricorrenze tra i miliardi di dati (per esempio testi e parole) che costituiscono la sua conoscenza acquisita durante l&#8217;addestramento.</p>



<p>Data una parola, inferiscono (in maniera probabilistica) quale debba essere la prossima. Il processo può apparire “meccanico” (e in effetti lo è) e per nulla intelligente ma può produrre risultati interessanti. Questa “intelligenza” non interagisce direttamente con la realtà fisica (per ora…) ma si basa sulla conoscenza umana, sviluppando una prospettiva indiretta (del “second’ordine”, come l’ho definita) e alternativa. Non è qualcosa di totalmente alieno né qualcosa di completamente familiare. È “altro”.</p>



<p>Questo senso di estraneità, questa difficoltà a inquadrare le Intelligenze Artificiali in categorie esistenti ci possono rendere sospettosi nei loro confronti. Anche ostili. Considerarli solo strumenti digitali avanzati non aiuta: non si percepisce la loro utilità nell’accelerare il flusso di lavoro, facendo risparmiare tempo e soldi, offrendo nuove possibilità tecniche e creative come ormai quarant’anni fa hanno fatto i personal computer. Quel che autori, sceneggiatori, tecnici degli effetti speciali temono è di venire sostituiti dalle macchine mentre attrici e attori, comparse, doppiatori e finanche stuntmen hanno paura di essere clonati da vivi e da morti in controparti digitali servizievoli, economiche ed eterne.</p>



<p>L’IA generativa può però essere molto utile: è in grado di creare contenuti a partire da una richiesta (“<em>prompt</em>”) testuale; questo la rende un ottimo strumento per aiutare a elaborare soggetti e sceneggiature, per raffinare quelle esistenti, per suggerire idee e modifiche. La capacità di trasformare il testo in immagini può aiutare filmmaker, autori, scenografi, direttori della fotografia a visualizzare facilmente le scene; entro breve tempo sarà possibile generare storyboard modificabili, per esempio per scegliere la giusta angolatura di ripresa. Anche suoni e brevissimi video possono essere generati facilmente, permettendo di avere bozze avanzate a disposizione di altri addetti ai lavori, come fonici, compositori, costumisti.</p>



<p>Oltre che generare effetti speciali, gli algoritmi basati sull&#8217;intelligenza artificiale possono analizzare e modificare filmati, applicare effetti visivi e assistere nella gradazione del colore, nella progettazione del suono e nell&#8217;editing video. Sebbene, come detto, alcune di queste funzionalità siano già disponibili in software complessi e costosi in uso alle grandi società di produzione e post-produzione, la novità è che i servizi <em>AI-based</em> consentiranno una notevole riduzione di costi nonché una semplificazione e velocizzazione dei processi. Paradossalmente, anche film con budget non certo risicati utilizzano queste funzioni all’occorrenza: nel film pluripremiato all’Oscar “<em>Everything, Everywhere, All At Once</em>&#8221; è stata usata una popolare suite di &#8220;strumenti magici&#8221; della startup Runway per creare un video che sarebbe stato troppo costoso e dispendioso in termini di tempo da produrre su un set cinematografico o come effetto CGI.</p>



<p>Algoritmi basati sull&#8217;intelligenza artificiale generativa possono redigere piani di produzione direttamente dalle sceneggiature, aiutare a prevedere le prestazioni al botteghino e nel TV-VOD di contenuti analoghi, anticipare il parere dei critici e il coinvolgimento del pubblico per fornire approfondimenti e raccomandazioni per strategie di scrittura, produzione e distribuzione e proiezioni dei ricavi. Con specifici<em> tool</em> si può effettuare la selezione del casting e delle comparse anche in questo caso direttamente dall’analisi della sceneggiatura o ricercare locations tenendo conto di vincoli precisi (come la necessità di girare in una certa zona o di ricreare ambientazioni particolari). Si possono ottimizzare i tempi di produzione (pensiamo ai complessi cicli di realizzazione nel settore dell’animazione) o programmare quasi automaticamente e in <em>real-time</em> la logistica durante le riprese.</p>



<p>Tutto questo attraverso l’analisi di dati assai meno numerosi di quelli finora necessari: il “<em>fine tuning</em>”, la sintonizzazione fine, permette di far focalizzare su insieme di dati più circoscritti le IA addestrate su enormi dataset, mantenendo la loro conoscenza ad ampio spettro ma rendendole più precise ed efficienti nel contesto di riferimento.</p>



<p>E la creazione di contenuti, ovvero di soggetti e sceneggiature? Si può utilizzare l’IA come fonte di ispirazione, come assistente allo storytelling, interagendo continuamente con essa, rifinendo qualche scena, qualche dialogo, qualche ambientazione. Si può creare uno storyboard estraendolo dalla sceneggiatura o far comporre una bozza di colonna sonora da far sviluppare ai musicisti. Molte sono le potenzialità, alcune già concrete, altre che arriveranno con l’evoluzione dei modelli e dei software che verranno su di essi implementati.</p>



<p>Rimangono i quesiti legati all’addestramento dei modelli LLM, in particolare sul copyright dei contenuti usati e creati, sui pregiudizi che le IA ereditano dai contenuti usati per l’addestramento, sulle nuove forme contrattualistiche che dovranno andare a definirsi per autori, sceneggiatori e tutti coloro che lavorano nel settore audiovisivo.</p>



<p>Secondo un sondaggio di Variety il 30% degli addetti ai lavori e delle aziende del settore americane sta già usando l’IA generativa o prevede di utilizzarla; il 51% non prevede di utilizzarla a breve. Più o meno in Europa la situazione è la stessa. Andando però a parlare “a microfono spento” con responsabili di case di produzione o filmmaker si scopre che le dichiarazioni risentono del clima ostile e che, sottotraccia, l’industria cinematografica e audiovisiva sta studiando e sperimentando strumenti, tecniche, processi basati sull’IA. </p>



<p>A mio parere, entro cinque anni saranno parte integrante del flusso di lavoro nell’intera filiera produttiva e distributiva.</p>



<p><em>L&#8217;immagine introduttiva è stata generata tramite DALL-E 3 ed è ispirata alle prime &#8220;vedute animate&#8221; dei fratelli Lumière.</em></p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/generazione-ia-cinema-e-audiovisivo-si-sintonizzano-sullintelligenza-artificiale/">Generazione IA: cinema e audiovisivo si sintonizzano sull’Intelligenza Artificiale</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>hAIr o sperimentare musical con le Intelligenze Artificiali</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/hair-o-sperimentare-musical-con-le-intelligenze-artificali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 10:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sperimentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[gpt]]></category>
		<category><![CDATA[sceneggiature]]></category>
		<category><![CDATA[script]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sperimentazioni sull'utilizzo delle IA generative in contesti creativi dovrebbero essere "scientifiche", trasparenti, oneste.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/hair-o-sperimentare-musical-con-le-intelligenze-artificali/">hAIr o sperimentare musical con le Intelligenze Artificiali</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autore e regista Will Mc Fadden ha realizzato, prodotto e messo in gara in un festival californiano un piccolo musical, &#8220;My Little A.I.&#8221;. La particolarità è che non solo l&#8217;opera parla di Intelligenza Artificiale ma è stata realizzata con l&#8217;ausilio di ChatGPT, l&#8217;IA generativa al momento più famosa.</p>



<p>Il musical è stato il successo della serata, passando alla fase finale.</p>



<p>Mc Fadden conosce i rischi di fare sperimentazioni &#8220;pubbliche&#8221; con l&#8217;IA come aiutante, in un momento in cui il sentimento comune tra autori e sceneggiatori è improntato alla diffidenza se non all&#8217;ostilità verso le IA. Le sue dichiarazioni sono timide, quasi impaurite.</p>



<p>&#8220;<em>Ho usato ChatGPT per aiutarmi a creare questo spettacolo e, per essere chiari, la sceneggiatura che ha generato non è buona secondo me. I personaggi sono unidimensionali, i dialoghi sono goffi e molti testi non hanno davvero senso. Sono andato avanti e ho prodotto lo spettacolo per evidenziare i punti deboli e i limiti dell’intelligenza artificiale quando si tratta di lavoro creativo</em>”, ha detto a <a href="https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-news/writers-guild-member-chatgpt-create-musical-1235572056/" target="_blank" rel="noopener" title="">The Hollywood Reporter </a>dopo lo spettacolo. “<em>L’unico motivo per cui questo spettacolo funziona e si riunisce in modo coeso è grazie alla creatività, al talento e all’immaginazione di tutti gli esseri umani coinvolti. Ma questi strumenti sono qui e non scompariranno, quindi sto facendo quello che posso per capirli e utilizzarli in modo da poter fare tutto il possibile per resistere alla loro sostituzione</em>”.</p>



<p>Conclude affermando in maniera cautelativa: &#8220;<em>La mia speranza è che questi potenti strumenti possano essere utilizzati dai creatori per migliorare il proprio lavoro o produrre contenuti che in precedenza sarebbero stati troppo costosi o dispendiosi in termini di tempo per essere creati, e non utilizzati per sostituire gli artisti e aumentare i profitti.</em>&#8220;</p>



<p>Quel che manca, in questi esperimenti, è un approccio più trasparente (oserei dire scientifico): come hai utilizzato ChatGPT? Attraverso quali prompt si è guidata l&#8217;IA per raggiungere il risultato? Quali parti sono state utilizzate integralmente, quali modificate dall&#8217;autore &#8220;umano&#8221;, quali ignorate? Si è pensato di effettuare un&#8217;operazione di <em><a href="https://platform.openai.com/docs/guides/fine-tuning/common-use-cases" title="">fine tuning</a></em>, offrendo esempi di sceneggiature di musical (magari dell&#8217;autore stesso, di altri autori con il loro consenso o libere da copyright)?</p>



<p>Raccogliere un corpus di sperimentazioni ricche di informazioni, dati, riflessioni sulla loro esecuzione può aiutare non solo a ottenere risultati migliori (consentendo un giudizio più onesto sulle attuali capacità dell IA generative in questi contesti) ma anche per aiutare a regolamentare l&#8217;utilizzo delle IA in campo creativo e indirizzare i futuri accordi  tra le parti in causa (compagnie tech, autori, produzioni ecc).</p>



<p><em>Immagine generata con Stable Diffusion</em></p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/hair-o-sperimentare-musical-con-le-intelligenze-artificali/">hAIr o sperimentare musical con le Intelligenze Artificiali</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;La fotografia, minaccia per la pittura&#8221;</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/la-fotografia-minaccia-per-la-pittura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 08:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Intelligenza Artificiale potrà essere uno strumento potente per creare storie avvincenti, stimolanti, originali in modi ora impensabili.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/la-fotografia-minaccia-per-la-pittura/">“La fotografia, minaccia per la pittura”</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Richard Walter, ex direttore del programma di sceneggiatura dell&#8217;UCLA, <a href="https://lnkd.in/dHDVqcri">invita scrittori e sceneggiatori</a> a non temere l&#8217;Intelligenza Artificiale potrà essere uno strumento potente per aiutare &#8211; in modi ancora impensabili &#8211; a creare storie avvincenti, stimolanti, originali. È banale ricordarlo, ma l&#8217;avvento dei programmi di scrittura come Word (o il precedente Wordstar, come dimenticarlo) e dei correttori ortografici ha aiutato, non distrutto, l&#8217;arte della scrittura. Pensiamo all&#8217;IA come a una &#8220;suggeritrice&#8221; per lo <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/storytelling">storytelling</a>, a una rivelatrice di prospettive diverse su storie e protagonisti.</p>



<p>Tornando indietro nel tempo, altre &#8220;nuove&#8221; tecnologie hanno spaventato gli artisti. Dall&#8217;articolo di ricerca &#8220;<em><a href="https://www.science.org/doi/10.1126/science.adh4451?cookieSet=1">Art and the science of generative AI</a>&#8220;</em> pubblicato su Science.</p>



<p>&#8220;<em>Alcuni artisti del XIX secolo vedevano l&#8217;avvento della fotografia come una minaccia per la pittura. Invece di sostituire la pittura, tuttavia, la fotografia alla fine l&#8217;ha liberata dal realismo, dando origine all&#8217;impressionismo e al movimento dell&#8217;arte moderna. Al contrario, la fotografia di ritratto ha ampiamente sostituito la pittura di ritratto.</em>&#8220;</p>



<h5 class="wp-block-heading">L&#8217;Intelligenza Artificiale e la narrazione autogenerativa</h5>



<div class="wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p>&#8220;<em>Se dovessi prevedere un futuro editoriale prossimo è il superamento della forma libro e della forma opera: lo scrittore addestra una Intelligenza Artificiale perché diventi macchina generatrice della propria poetica e della propria narrativa e poi &#8211; come in un congedo trecentesco &#8211; la lascia libera di girare in rete per essere &#8220;accesa&#8221; dai lettori.</em></p>



<p><em>Il lettore non legge più un libro o un&#8217;opera, ma ci dialoga in maniera interattiva.</em></p>



<p><em>Fa domande e ottiene come risposta narrazioni, storie create sul momento a partire dall&#8217;addestramento operato dallo scrittore.</em>&#8220;</p>
</div>



<p><a href="https://www.linkedin.com/in/ACoAAAVdma0BVSowm8Vd3pjMVrh_BZSEsiM5Bn4">Fabrizio Venerandi</a>, pioniere della letteratura elettronica in Italia su &#8220;Robinson&#8221;, inserto de &#8220;la Repubblica&#8221;, 24 giugno 2023</p>



<p>Foto di Gustave Le Gray, 1856</p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/la-fotografia-minaccia-per-la-pittura/">“La fotografia, minaccia per la pittura”</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale, l&#8217;altra prospettiva sul mondo</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/intelligenza-artificiale-laltra-prospettiva-sul-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 07:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[#intelligenzaartificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sophia.vision/?p=737</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Intelligenza Artificiale ci pone davanti noi stessi e, contemporaneamente, davanti ad "altro".</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/intelligenza-artificiale-laltra-prospettiva-sul-mondo/">Intelligenza artificiale, l’altra prospettiva sul mondo</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Intelligenza Artificiale è diventata mainstream. Già questo indica che, dopo un alternarsi di inverni ed estati negli scorsi decenni, si è arrivati un punto di svolta grazie a nuovi algoritmi, nuovi modelli di reti neurali, hardware più potenti e immense quantità di dati disponibili.</p>



<p>Le IA generative sono sistemi logici e inferenziali che estraggono da miliardi di dati quelle che per noi sono informazioni utili (per loro, al momento, successioni probabilisticamente significative), generando nuove combinazioni di dati che, sempre per noi umani, assumono un valore, che sia esso didattico, illustrativo, chiarificatore, esplicativo o estetico.</p>



<p>Non abbiamo sufficienti conoscenze sull&#8217;intelligenza biologica per poter riconoscere con certezza barlumi di processi cognitivi in questi sistemi; negli anni ho letto molti libri e articoli su questo argomento, sulle neuroscienze e sull&#8217;evoluzione, arrivando alla conclusione che non si può escludere il sorgere di intelligenze sintetiche.</p>



<p>Ma una cosa è l&#8217;intelligenza, l&#8217;altra la coscienza. La prima riguarda i comportamenti, l&#8217;agire nel mondo (dove agiscono le IA? Principalmente nel mondo simulato dai nostri dati). La seconda è uno stato dell&#8217;essere dipendente, tra l&#8217;altro da emozioni e, per gli umani, da sentimenti. Negli esseri biologici i due aspetti si sono co-evoluti. E&#8217; possibile avere un&#8217;intelligenza senza coscienza? Secondo me sì. E&#8217; possibile avere un&#8217;intelligenza che si interfaccia solo indirettamente con il mondo? Secondo me sì (intelligenza del second&#8217;ordine) ma inevitabilmente portata a espandersi nella realtà fisica.</p>



<p>Ciò che possiamo fare, anche in questo caso, è co-evolvere: è vero che, come <a href="https://startupitalia.eu/con-chatgpt-siamo-diventati-il-feedback-della-macchina-intervista-a-chiara-valerio-autrice-di-tecnologia-e-religione">afferma Chiara Valerio</a>, che &#8220;<em>per ChatGPT la retroazione siamo noi, correggiamo ciò che dice e lui impara. [&#8230;] Siamo diventati il feedback della macchina.</em>&#8221; Ma in questo modo, in un certo senso, ne guidiamo la sua esplorazione del mondo. Se gli esseri umani hanno usato i loro sensi come input per interfacciarsi con la realtà, le AI usano i nostri dati come input, producendo altre e talora diverse interpretazioni della realtà.</p>



<p>Un&#8217;altra considerazione. Prendiamo un sistema di generazione di immagini come <a href="https://openai.com/dall-e-2" target="_blank" rel="noopener" title="">DALL-E:</a> in prima approssimazione, non funziona in maniera così diversa dal nostro cervello.</p>



<p>Innanzi tutto è basato su una rete neurale che prende come modello (iper-semplificato) le connessioni dei neuroni cerebrali. Poi, come le persone creative, assorbe una miriade di esempi (lui da immagini/testi, noi dal mondo), combinandoli e ricombinandoli per creare nuove immagini.</p>



<p>Quello che manca all&#8217;algoritmo è un filtro che agisca selezionando le immagini secondo criteri quali &#8220;buono&#8221;, &#8220;bello&#8221; ecc.</p>



<p>Inoltre, per un essere umano, è l&#8217;intero processo creativo a essere importante: scelte, riflessioni, esperienze, raffinamenti, attenzione.</p>



<p>E, naturalmente, entrano in gioco emozioni e sentimenti.</p>



<p>Un punto a favore degli algoritmi di IA è che essi partono da una tabula rasa, non avendo preconcetti (se non quelli ereditati dal set di immagini di training): può combinare schemi e concetti con una &#8220;purezza&#8221; quasi infantile.</p>



<div style="height:43px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><em>Immagine tratta dal <a href="https://www.tangherlini.it/spoon_river.pdf" target="_blank" rel="noopener" title="">progetto &#8220;Ritratti dall&#8217; &#8220;Antologia di Spoon River&#8221;&#8221;</a> , creati con l&#8217;IA da Mirco Tangherlini</em></p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/intelligenza-artificiale-laltra-prospettiva-sul-mondo/">Intelligenza artificiale, l’altra prospettiva sul mondo</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Metaverso, stati di virtualizzazione progressiva</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/metaverso-stati-di-virtualizzazione-progressiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 08:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[3D]]></category>
		<category><![CDATA[AR]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[gaming]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[mondi virtuali]]></category>
		<category><![CDATA[NFT]]></category>
		<category><![CDATA[realtà virtuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una visione per un nuovo luogo in cui interagire con altri umani e bot per giocare, condurre affari, socializzare e fare acquisti.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/metaverso-stati-di-virtualizzazione-progressiva/">Metaverso, stati di virtualizzazione progressiva</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="852" src="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-1200x852.jpg" alt="" class="wp-image-4093" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-1200x852.jpg 1200w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-744x528.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-420x298.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-768x545.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-640x455.jpg 640w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1-840x597.jpg 840w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2021/11/giorgio_de_chirico_piazza_ditalia-1280x909-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a><figcaption>Giorgio De Chirico, Piazza d&#8217;Italia, 1913</figcaption></figure>



<p>Che cosa sarà il metaverso? Un luogo, un non luogo, un’esperienza, un gioco, l’aula magna del pensiero, la suburra della società, una simulazione ragionata o una codificata allucinazione collettiva? Sarà la prosecuzione della realtà con altri mezzi, parafrasando von Clausewitz?</p>



<p>Come possiamo definire qualcosa che non esiste ancora? Oppure esiste già, sotto forma di pezzi sparsi di un Lego con cui ci balocchiamo ogni giorno, non ancora uniti a formare un unico, immenso modellino del mondo? </p>



<p>Per non perderci in domande sempre più surreali, proviamo a cercare le origini del nome “metaverso” e a delimitarne i confini, a circoscriverne proprietà, obbiettivi e ambizioni.</p>



<p>Il termine metaverso appare per la prima volta nel 1992, in un romanzo di fantascienza di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Neal_Stephenson">Neal Stephenson</a>, “<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Snow_Crash#Metaverse">Snow Crash</a>”. È composto dal prefisso derivante dal greco “meta”, che può significare “dopo”, “oltre” e dalla desinenza “universo”; nel libro descrive uno spazio virtuale condiviso e persistente in forma di città, in cui le controparti digitali delle persone convivono e interagiscono insieme ad agenti software. Il termine “avatar” è stato reso popolare proprio da questo romanzo. Per inciso, Stephenson con il suo romanzo del 1999 “Cryptonomicon” potrebbe anche aver ispirato la nascita dei Bitcoin.</p>



<p>L’idea di una realtà alternativa fatta di bit ha continuato a prosperare grazie a film come “Matrix” e “Ready Player One” (tratto dal romanzo di Ernest Cline).</p>



<p>Mentre fantasticavamo su questi mondi paralleli accessibili con un click o al massimo con una pillola, ci stavamo già entrando anche noi, un passo alla volta: non attraverso una porta ma percorrendo un corridoio dai contorni sfumati. Internet, i personal computer, il web, la telefonia mobile, gli smartphone, i social media, il 4/5G, le app, IoT, blockchain, AI: l’infrastruttura, i cablaggi, gli arredi della transizione di fase analogico/digitale si sono concretizzati più o meno velocemente intorno a noi, invadendo il nostro quotidiano, dirottando la nostra attenzione e parte dei nostri sensi in un altrove digitale. Lo frequentiamo da anni, diverse ore al giorno, con le chat e i social, le <em>conference call</em>, lo smart working, la DAD, la navigazione in rete, i software professionali, l’automazione industriale. Nello spazio di un secondo entriamo e usciamo, mutaforma non consapevoli.</p>



<p>Quindi, ancora, che cos’è il metaverso? Cosa sarà?</p>



<p>Per “lui”, Mark Zuckerberg, il metaverso è “<a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/perche-il-metaverso-potrebbe-davvero-essere-la-nuova-internet-revolution/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuova versione di Internet, fondata sulla definitiva integrazione tra mondo fisico e digitale</a>, come spazio di interazioni reali tra persone che – nella vesta di “avatar” – lavorano, giocano, sviluppano relazioni interpersonali incontrandosi secondo le dinamiche “normali” della vita quotidiana.&#8221; &nbsp;Anche se questa descrizione può essere accettabile, quel che Zuckerberg immagina è il suo Meta-verso. Ma quel che tutti gli esperti indipendenti sottolineano è che, come Facebook non è Internet, <strong>un metaverso proprietario non potrà essere “il” Metaverso</strong>. Non lo sarà quello di Microsoft, quello di Google, di Epic, di Apple o di qualunque azienda. Questi saranno universi “brandizzati”, facenti parti di un più vasto multiverso fatto di mondi digitali co-creati e frequentati da milioni/miliardi di utenti. Il vero metaverso non avrà (non dovrebbe avere) padroni.<strong> </strong></p>



<p><strong>La chiave, rispetto al presente, sarà la possibilità di trasportare le proprie controparti digitali, i propri oggetti (copie di quelli fisici o puramente digitali), la propria storia, le comunicazioni, i pagamenti da un mondo all’altro</strong> (per esemplificare, da Fortnite a Minecraft ad Axie Infinity), mantenendo una confortante continuità “esistenziale”. Così come oggi usiamo le credenziali d’accesso di Google o Facebook per usufruire di altri servizi, domani la nostra identità digitale decentralizzata sarà il pass che farà entrare il nostro avatar nei vari mondi. Un avatar fluido, s’intende, che assumerà quelle caratteristiche personali che noi vogliamo far trasparire in quel contesto e in quel momento.</p>



<p><strong>Il Metaverso sarà una rete persistente e interoperabile di mondi e simulazioni 3D in real-time</strong>, secondo <a href="https://www.matthewball.vc/all/forwardtothemetaverseprimer">Matthew Ball</a>, uno dei maggiori esperti del tema.</p>



<p>Sarà uno strato di realtà digitale che “<a href="https://www.fastcompany.com/90678442/what-is-the-metaverse">fluttua sopra, intorno o attraverso le caratteristiche del mondo reale</a>”, coesistendo e interoperando con esso. Abbiamo interagito per decenni con questo livello tramite tastiere e touch-screen; domani la realtà sarà decomposta in uno spettro che va da fisico al virtuale (VR), e noi passeremo gran parte dell’esistenza da qualche parte tra questi estremi, in una realtà aumentata (AR), mista (MR), estesa (XR), accessibile (anche) con occhiali 3D, visori, guanti e <a href="https://www.hwupgrade.it/news/wearables/teslasuit-la-tuta-aptica-che-trasmette-sensazioni-tattili-calore-e-anche-il-dolore_80165.html">tute aptiche</a>.</p>



<p>Qualcuno teme che ci perderemo oltre il confine, ridotti ai <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simulacri_e_simulazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">simulacri preconizzati da Baudrillard</a>. Ma forse troveremo, come oggi, più stimolante e confortevole il “multirealismo”.</p>



<p>In questo <em>melting pot</em> atomi/bit non interagiremo solo con gli avatar di altri esseri umani ma con agenti software guidati da Intelligenza Artificiale, evoluzione di bot, avatar, assistenti vocali: saranno loro i veri &#8220;nativi digitali&#8221;.</p>



<p>Abbiamo accennato al fatto che si avranno mondi e simulazioni 3D. Qual è la differenza? I primi sono luoghi di fantasia, le seconde sono riproduzioni più o meno fedeli del mondo fisico, con repliche digitali di oggetti, edifici, industrie, città. Questo “specchio” servirà, tra l’altro come ambiente di test per la progettazione/manutenzione in ambito tecnico e la pianificazione di interventi socio-economici.</p>



<p>Quali saranno le caratteristiche del Metaverso?</p>



<p>Ne possiamo individuare almeno cinque.</p>



<p>Come abbiamo detto in precedenza, la <strong>persistenza</strong> è un elemento chiave: ne rende possibile un’esistenza continua, anche quando non vi è nessuno al suo interno. Gli oggetti rimangono nello stato in cui sono (compatibilmente con le interazioni avute nel frattempo con altri utenti), le azioni vengono “ricordate” e, in generale, a ogni accesso si percepirà un continuum temporale, logico e ambientale.</p>



<p>L’<strong>esperienza immersiva in tempo reale</strong>, che fa sentire l’utente parte di quel contesto e totalmente o parzialmente disconnesso dalla realtà fisica circostante. Non si tratta solo di sensazioni dovute all’utilizzo di device come i visori VR ma di uno stato mentale indotto dall’interazione con quell’altrove digitale progettato, implementato e reso fruibile.</p>



<p>La <strong>decentralizzazione</strong>, che lo dovrebbe accomunare a Internet, la sua struttura portante, e alle blockchain pubbliche come Bitcoin ed Ethereum. Non avere un centro, non essere, nel suo complesso, proprietà di nessuno, essere allo stesso tempo percepito come unitario ma tecnicamente sparpagliato (distribuito) tra migliaia (milioni) di nodi/server contribuirà a renderlo resiliente ma flessibile, universale ma sfaccettato.</p>



<p>L’<strong>interoperabilità</strong>, che richiede standard aperti e formati interscambiabili come concepiti dai creatori di Internet e del web. Sarà una battaglia dura, visto che oggi “<a href="https://www.matthewball.vc/all/interchangemetaverse">le principali piattaforme effettuano enormi investimenti in perdita in strumenti e tecnologia, acquisizione di clienti  e talvolta contenuti esclusivi, al fine di stabilire un mercato redditizio per gli sviluppatori</a>.” Per questo già sono operative organizzazioni che promuovono protocolli per un Metaverso aperto e interoperabile, come l’ <a href="https://opencollective.com/omigroup">Open Metaverse Interoperability Group</a> e il <a href="https://www.w3.org/community/metaverse-interop/">Metaverse Interoperability Community Group</a> della W3.org.</p>



<p>L’<strong>accessibilità</strong>, per permettere a chiunque di entrarvi con ogni sorta di dispositivo: l’aspetto “social” è fondamentale, <a href="https://electrodealpro.com/what-is-the-meta-universe-economy/"><strong>il metaverso non può essere che un media partecipativo di massa</strong></a>.</p>



<p>L’<strong>hackerabilità</strong>, intesa nel senso di libertà di modificare, adattare, personalizzare i molti aspetti del Metaverso: luoghi, architetture, oggetti, avatar, servizi, interfacce ecc. Questo consentirà quell’evoluzione continua necessaria per renderlo attraente per nuovi utenti e sempre interessante per i vecchi.</p>



<p><strong>Connessione al mondo</strong> <strong>fisico</strong> e capacità di generare sia peculiari economie interne sia impatti sull’economia globale (esterna).</p>



<p>Tutto quanto abbiamo tentato di descrivere si assemblerà rapidamente nel prossimo futuro. Ma come abbiamo accennato, molti elementi sono già presenti, sia pure in forma grezza e disarticolata.</p>



<p>Ciò che oggi immediatamente associamo all’idea di metaverso sono i mondi virtuali dei giochi online multigiocatore: da Fortnite a Roblox, da Axie Infinity a Minecraft e altri, queste piattaforme evolute per il <em>gaming </em>possono essere considerate degli esperimenti su piccola scala di quel che verrà. Pensare, per esempio, a un avatar di Roblox che possa trasferirsi “armi e bagagli” nel mondo di Cyberpunk 2077 o a un personaggio di Minecraft che si trasformi in un guerriero di Call of Duty può suggerire, in maniera approssimativa, cosa significherà l’interoperabilità nel Metaverso. Ancora, <a href="https://medium.com/fraglie-digitali/axie-infinity-il-crypto-metaverso-dove-leconomia-reale-incontra-la-token-economy-78f431051f0f?source=friends_link&amp;sk=efc04ce4bbda4d0ae7acc07e7e0de7ff">l’incontro tra economia reale e cripto-economia che avviene in Axie Infinity</a> ci fa scorgere le potenzialità future di questo interscambio.</p>



<p>Non si può a questo punto non ricordare l’esperienza di Second Life, il mondo virtuale che quasi vent’anni fece assaporare a migliaia di utenti l’ebrezza di uno spazio virtuale, immersivo e condiviso, da (auto)costruire e frequentare a dispetto dell’esperienza spesso frustrante dovuta ai limiti tecnologici e di banda. Possiamo considerare Second Life il prototipo, il primo MVP (<em>Minimum Viable Product</em>) del Metaverso.</p>



<p>Una citazione speciale per i gli attuali mondi digitali va a <a href="https://decentraland.org/">Decentraland</a>. Rispetto alle altre piattaforme citate non nasce come un gioco e neanche con uno scopo preciso, è un <em>work in progress </em>basato inizialmente sulla compravendita di parcelle di terreno virtuale. Ciò che verrà realizzato su questi appezzamenti dipende da utenti, sviluppatori, brand, aziende (un po’ come avvenuto con Second Life) e questo lo rende un progetto molto interessante. Sono già presenti o in divenire gallerie d’arte virtuali e distretti per lo shopping; in ottobre si è svolto un festival musicale di quattro giorni.</p>



<p>Gli eventi online sono, del resto, le avanguardie di un nuovo modo di fruizione di spettacoli in <em>real time</em> (“dal vivo” non si addice a questi format digitali…): la pandemia ne ha accelerato l’adozione in varie forme, comprese quelle che si svolgono in mondi virtuali, in particolare su Fortnite dove vengono ormai abitualmente organizzati concerti e DJ set.</p>



<p>Dietro le quinte di questi mondi, si muovono e investono enormi somme le aziende che animano – letteralmente &#8211; queste realtà, come Unity e Unreal, leader dei <em>gaming engines</em>.</p>



<p>I Pokémon Go hanno fornito un’anteprima a livello planetario di come potrebbe essere la Realtà Aumentata e non a caso Niantic, la società dietro il gioco, sta lavorando “a una piattaforma di realtà aumentata su scala planetaria per le generazioni attuali e future di hardware AR”.</p>



<p>Il <em>remote working </em>e la DAD attivati durante la pandemia ci hanno fatto intuire il futuro di lavoro e istruzione e nello stesso tempo hanno evidenziato limiti e criticità che l’ambiente del Metaverso potrebbe far superare. L&#8217;ambiente ibrido AR/VR fa già parte integrante di settori come l’industria manifatturiera, quella aerospaziale, il design, l’architettura, la medicina. Il Metaverso lo ingloberà senza fatica.</p>



<p>Accenniamo al fatto che si sia iniziato a parlare insistentemente di metaversi solo quando si è avuta una tecnologia come quella blockchain: questa consente di avere non solo criptovalute ma un sistema efficiente e versatile di gestione di asset digitali, grazie a token come gli NFT e smart contract. Una Meta-economia può realizzarsi solo con strumenti come questi e con le loro evoluzioni.</p>



<p>Continueremo prossimamente a parlare di questo e di altri argomenti connessi con come pure dell’infrastruttura hardware necessaria a supportare e sopportare il peso del Metaverso prossimo venturo.</p>



<p></p>



<p><em>Altre fonti e riferimenti</em></p>



<p>Matthew Ball, <a href="https://www.matthewball.vc/the-metaverse-primer"><em>The Metaverse Primer</em></a> (una serie di articoli di approfondimento su tutti gli aspetti del Metaverso, appunti alla base di un libro in uscita il prossimo anno)</p>



<p>Fred Cavazza, <a href="https://fredcavazza.net/2021/10/30/le-metavers-nest-pas-une-rupture-mais-une-continuite/">Le métavers n’est pas une rupture, mais une continuité</a></p>



<p>John Hermann, <a href="https://www.nytimes.com/2021/07/10/style/metaverse-virtual-worlds.html"><em>Kellen Browning, Are We in the Metaverse Yet?</em></a>, The New York Times</p>



<p>Veronica Comb, <a href="https://www.techrepublic.com/article/metaverse-what-is-it/">The metaverse: What is it?</a>, TechRepublic.com</p>



<p>Ian Bogost, <a href="https://www.theatlantic.com/technology/archive/2021/10/facebook-metaverse-name-change/620449/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+AtlanticScienceAndTechnology+%28The+Atlantic+-+Technology%29">The Metaverse Is Bad</a>, The Atlantic</p>



<p>Mark Sullivan, <a href="https://www.fastcompany.com/90678442/what-is-the-metaverse">What the metaverse will (and won’t) be, according to 28 experts</a>, Fast Company</p>



<p>Clive Thompson, <a href="https://debugger.medium.com/the-metaverse-is-already-here-its-minecraft-99c89ed8ba2">The Metaverse Is Already Here — It’s Minecraft</a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/metaverso-stati-di-virtualizzazione-progressiva/">Metaverso, stati di virtualizzazione progressiva</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione degli hashtag (e le &#8220;bolle&#8221; come status symbol)</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/levoluzione-degli-hashtag-e-le-bolle-come-status-symbol/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2020 17:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[hashtag]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chris Messina, l&#8217;inventore degli hashtags, ripercorre in un suo post la genesi di questo artificio tecnico-linguistico diventato un potente simbolo del digitale sociale. Le sue riflessioni lo portano a considerare l&#8217;hashtag un attivatore di invito, partecipazione e sfida. Nato con l&#8217;intento di rendere i contenuti sparsi su twitter riconoscibili, classificabili e ri-aggregabili secondo argomento, questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chris Messina, l&#8217;inventore degli hashtags,<a href="https://medium.com/chris-messina/the-linguistic-inner-tube-c4b670f55e17"> ripercorre in un suo post la genesi</a> di questo artificio tecnico-linguistico diventato un potente simbolo del digitale sociale. Le sue riflessioni lo portano a considerare l&#8217;hashtag un attivatore di invito, partecipazione e sfida. Nato con l&#8217;intento di rendere i contenuti sparsi su twitter riconoscibili, classificabili e ri-aggregabili secondo argomento, questo antico simbolo di punteggiatura reinventato ha trovato in altri usi la sua ragion d&#8217;essere e la chiave del suo successo. Messina cita l&#8217;umorismo (#WhyImSingle), i tic non verbali (#SMH), la divulgazione (#AutocorrectFail), la proprietà (#MyPetLizard), l&#8217;identificazione di eventi e, naturalmente, il suo utilizzo come vessillo interpiattaforma per le battaglie sociali, vedi #MeToo e #blacklivesmatter.</p>
<p>In un mio commento al post ho scritto che secondo il mio parere gli hashtag hanno avuto più successo in termini di auto-sintesi (e auto-evidenziazione) dei contenuti che in termini di reperibilità dei contenuti stessi. Su richiesta di Messina ho approfondito il concetto.</p>
<p>All&#8217;alba degli hashtag ho pensato che sarebbero stati utili per raccogliere contenuti su un argomento specifico e/o per creare gruppi/forum &#8220;meta-virtuali&#8221; anche in un ambiente che non includesse tali spazi comuni (come twitter) o che comprendesse il Web nella sua interezza.<br />
Ma il successo degli hashtag ha portato effetti collaterali: se un hashtag è troppo generico, c&#8217;è troppo rumore di fondo. Se troppo specifico, non riesce a catturare l&#8217;essenza del contenuto.<br />
Funzionano più come evidenziatori, consentendo nei nostri frenetici <em>scrolling</em> (ad esempio) di identificare rapidamente i contenuti per noi pertinenti.<br />
Ed è vero che gli usi creativi citati da Messina, sono, per me, i più riusciti per gli hashtag: ad esempio, #metoo o #blacklivesmatter sono slogan con il più alto grado di compressibilità possibile (una sorta di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_teorema_di_Shannon">&#8220;limite di Shannon&#8221;</a>).</p>
<p>Riflettendo meglio, ho aggiunto che, in altri casi (su Instagram ad esempio), può esser vero il contrario: un gran numero di hashtag crea spesso una descrizione &#8220;aumentata&#8221; di un contenuto sintetico &#8220;per natura&#8221; come un&#8217;immagine.</p>
<p>Nota a margine: com&#8217;è più facile interagire sui temi del digitale o avere qualche cenno d&#8217;attenzione dagli anglosassoni piuttosto che da esperti o presunti tali nostrani. In Italia, rare eccezioni a parte, prevale un atteggiamento spocchioso e snobistico (&#8220;ma chi è questo?&#8221;) che fa dipendere il contenuto e l&#8217;eventuale azione da chi lo veicola, non dal suo (eventuale) valore intrinseco. Come ho scritto <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6743180193852080128?commentUrn=urn%3Ali%3Acomment%3A%28activity%3A6743180193852080128%2C6743189395253288960%29">in uno scambio con Vincenzo &#8220;Vincos&#8221; Cosenza</a> (una delle &#8220;rare eccezioni&#8221;perpetuatesi nel tempo): <span id="ember1788" class="ember-view">nel multiscroll quotidiano guardi prima il nome poi il contenuto. Solo se il nome ti dice qualcosa, in qualsiasi senso, interagisci altrimenti lo ignori e aspetti che, magari, lo stesso contenuto venga rilanciato da qualcuno &#8220;conosciuto&#8221;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Foto di <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lots_of_Hash_(5941302441).jpg">Michael Coghlan CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/levoluzione-degli-hashtag-e-le-bolle-come-status-symbol/">L’evoluzione degli hashtag (e le “bolle” come status symbol)</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Internet non è il web. Non è un dettaglio.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/internet-non-e-il-web-non-e-un-dettaglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 09:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.federicobo.eu/?p=3693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se per molte persone i due termini sono intercambiabili, per chi ha un po' di dimestichezza con l'informatica o per le fonti informative serie la differenza dovrebbe essere assodata.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Internet">Internet</a> non è il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web">web</a>. Il primo è la rete di computer di cui si è festeggiato il 50esimo anniversario qualche giorno fa. Questo fa da infrastruttura per il web, il servizio creato nel 1990 da Berners-Lee per navigare tra contenuti ipertestuali.</p>
<p>Se per molte persone i due termini sono intercambiabili, per chi ha un po&#8217; di dimestichezza con l&#8217;informatica o per le fonti informative serie la differenza dovrebbe essere assodata.</p>
<p>Federico Cella scrive giustamente <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2019/10/29/50-anni-di-internet-ma-manca-ancora-una-cultura-del-digitale/#">nel suo blog sul Corriere della Sera</a>:</p>
<blockquote><p>Ai “miei” della <a href="http://www.giornalismo.unimi.it/" target="_blank" rel="noopener">Scuola di Giornalismo Walter Tobagi</a>, e a quelli, i tanti dei licei e istituti milanesi e non solo, che vengono al <em>Corriere</em> per l’alternanza scuola-lavoro. Perché la racconto? Perché non ne sanno niente. Non sanno che <strong>Internet e il Web sono due “cose” diverse</strong>, che una per dire nasce negli Stati Uniti, dove viene capita solo piuttosto tardi, e l’altro invece arriva dal cuore dell’Europa, con intenzioni “bellicose” fin da subito. Loro, gli studenti, <strong>sono immersi mani e piedi nel digitale ma non ne sanno niente</strong>.</p></blockquote>
<p>Purtroppo sullo stesso giornale, sia nell&#8217;edizione cartacea che sul sito qualche giorno prima è comparso un articolo dal titolo &#8220;<a href="https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_26/italiano-che-lavorava-creatori-web-quella-mia-mail-1973-a2e8a7a4-f830-11e9-a2fc-5cf2f6fbb505.shtml">L’italiano che lavorava con i creatori del web: «Quella mia mail del 1973»</a>&#8220;, con la testimonianza di Pierluigi Fiorani Gallotta e del suo lavoro pionieristico sull&#8217;Internet dei primordi (Arpanet) all’UCLA.</p>
<p>Ora, davvero, non sono uno dei tanti che fa le pulci a qualsiasi cosa venga scritta in Rete. So che è una prassi comune e fastidiosa. Negli ultimi dieci anni mi sarà capitato 4/5 volte di scrivere a una redazione per segnalare un errore o un refuso (senza mai ricevere un riscontro).</p>
<p>Questo errore mi sembra però indice di una sciatteria informativa che almeno le testate giornalistiche serie dovrebbero cercare di evitare. Non ho scritto alla redazione (viste le esperienze precedenti); ho provato a segnalare la questione via twitter a una giornalista del Corriere che seguo e a Paolo Attivissimo, senza risultato. Ho provato a scrivere un commento al blog di Cella (da due giorni è &#8220;in moderazione&#8221;). Ho provato a scrivergli un&#8217;email, senza risposta.</p>
<p>Ora chiaramente lascio perdere. Scrivo questo post solo per testimonianza, nella speranza che anche a questi dettagli informativi venga data importanza, in tutti i campi, non solo nell&#8217;ambito tecnologico.</p>
<p>Un&#8217;informazione corretta nasce dall&#8217;attenzione e dal rigore.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/internet-non-e-il-web-non-e-un-dettaglio/">Internet non è il web. Non è un dettaglio.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La verità, vi prego, sui cambiamenti climatici: la Terra è resiliente ma l’umanità?</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/la-verita-vi-prego-sui-cambiamenti-climatici-la-terra-e-resiliente-ma-lumanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 15:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un cambiamento climatico? Sì. È causato dall’uomo? Sì. Mette a rischio il pianeta? No. Mette a rischio la specie umana? No. Mette a rischio l’attuale civiltà umana? Sì. Ho incominciato a interessarmi di scienza all’età di 13 anni. Ricordo che all’inizio leggevo libri di astronomia e una rivista che si chiamava “Scienza 80”. Poi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p id="f851" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph=""><em class="nu">C’è un cambiamento climatico? Sì.</em></p>
<p id="23b0" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph=""><em class="nu">È causato dall’uomo? Sì.</em></p>
<p id="bd2e" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph=""><em class="nu">Mette a rischio il pianeta? No.</em></p>
<p id="992a" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph=""><em class="nu">Mette a rischio la specie umana? No.</em></p>
<p id="accb" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph=""><em class="nu">Mette a rischio l’attuale civiltà umana? Sì.</em></p>
<p id="f268" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Ho incominciato a interessarmi di scienza all’età di 13 anni. Ricordo che all’inizio leggevo libri di astronomia e una rivista che si chiamava “Scienza 80”. Poi mi sono appassionato anche di paleontologia, fisica, neuroscienze e altri argomenti.</p>
<p id="de68" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Negli anni ’80 il primo problema “globale” di cui sono venuto a conoscenza è stato il <a class="bm cz nv nw nx ny" href="http://www.treccani.it/enciclopedia/buco-dell-ozono_%28Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica%29/" target="_blank" rel="noopener">buco dell’ozono</a> nell’atmosfera, sulle regioni polari e in particolare sul Polo Sud. Ho seguito tutte le varie fasi della “presa di coscienza del problema: i primi articoli di scienziati e addetti ai lavori, il passaggio all’informazione “<em class="nu">mainstream</em>”, i dibattiti, le controversie, le decisioni internazionali prese per combattere il fenomeno. Nel 1987 con il <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Montr%C3%A9al" target="_blank" rel="noopener">protocollo di Montréal</a> quasi tutti i paesi del mondo si impegnarono a bandire i CFC (cluorofluorocarburi), ritenuti i maggiori responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono. <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://www.sciencealert.com/the-ozone-hole-is-finally-closing-up" target="_blank" rel="noopener">Nel 2015 una ricerca ha annunciato che dal 2000 il buco dell’ozono si sta riducendo,</a> seppur in <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://www.ilpost.it/2019/05/24/buco-ozono-gas-vietati-cfc-11-cina/" target="_blank" rel="noopener">maniera altalenante</a>, grazie all’accordo e alla sua applicazione. Nel 2050 dovrebbe richiudersi del tutto.</p>
<p id="d9db" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Durante gli anni ’80 comincio anche a sentire parlare della questione ambientale e del riscaldamento climatico (originariamente si usava il termine “riscaldamento”, che seppur corretto sul lungo periodo poteva essere soggetto a fraintendimenti; oggi si preferisce usare la formula “cambiamento climatico”). Assisto per anni al dibattito tra gli scienziati sulle sue cause: è di origine antropica o deriva da mutamenti ciclici del clima del nostro pianeta? All’inizio propendevo per questa ipotesi, conoscendo le grandi e piccole variazioni della temperatura susseguitesi nel corso degli eoni. Ma sottostimavo l’impatto che i <em class="nu">sapiens</em> hanno avuto sul pianeta poco dopo la loro apparizione, 300.000 anni fa. In particolare l’avvento dell’agricoltura e la rivoluzione industriale hanno fornito due accelerazioni formidabili alla capacità di trasformazione del pianeta da parte della specie umana. È ormai opinione comune che viviamo nell’<a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://www.amazon.it/gp/product/B07N8MD1HF/ref=ppx_yo_dt_b_d_asin_title_o06?ie=UTF8&amp;psc=1" target="_blank" rel="noopener">Antropocene</a>, un’era in cui il cambiamento operato dall’uomo potrà, in futuro, essere rilevato nelle rocce come tutte le altre ere geologiche.</p>
<p id="2773" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">All’inizio degli anni ’90 cominciavano ad accumularsi prove su prove della stretta correlazione tra attività umane (come il rilascio di gas serra dovuto all’utilizzo di combustibili fossili) e aumento delle temperature medie di atmosfera e oceani. Davanti a queste evidenze scientifiche compresi che la mia prima ipotesi era sbagliata.</p>
<p id="6828" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Ho assistito da un lato a crescenti fenomeni che ci fanno sperimentare sulla nostra pelle i sintomi del cambiamento in atto, come le ondate di calore persistenti e i temporali sempre più intensi. Dall’altro ho notato una lenta ma costante presa di coscienza, a livello politico, del problema e della necessità di agire. Le scelte economiche a livello internazionale &#8211; tra tentennamenti, accelerate, marce indietro — hanno portato a scelte nella giusta direzione: solo per fare uno degli esempi più conosciuti, la crescita di investimenti nelle energie rinnovabili.</p>
<p id="ec09" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Le domande iniziali di questo post sono un tentativo di chiarire un paio di punti che mi paiono importanti.</p>
<p id="2dda" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Primo punto: il pianeta non sarà particolarmente “scosso” dai cambiamenti. Ne ha viste già tante. È la civiltà umana che sopporterà l’impatto maggiore.</p>
<p id="f567" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Quel che succederà colpirà in primo luogo i paesi più poveri perché più strettamente legati al loro ambiente naturale ma anche i paesi ricchi subiranno pesanti effetti. Il cambiamento climatico produrrà migrazioni sempre più massicce e frequenti non solo tra nazioni o continenti ma anche all’interno di ogni paese, tra le zone costiere soggette all’innalzamento dei mari e quelle interne o tra le regioni diventate aride e quelle ancora temperate. Ondate di calore, fenomeni atmosferici estremi, carenza di acqua, trasformazioni di interi habitat metteranno in crisi le grandi metropoli così come le piccole città e le zone rurali. In generale, le strutture sociali, economiche e politiche subiranno cambiamenti importanti che accompagneranno quelli climatici.</p>
<p id="1b2c" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">La società umana, nel suo complesso e nella sua “complessità”, non sarà più come quella dell’inizio del XXI secolo.</p>
<p id="3cb3" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Ma per la Terra e la sua biosfera questi cambiamenti non saranno che un episodio, di certo non tra i più eclatanti, di cui sono stati testimoni e vittime. Il pianeta ha vissuto catastrofi inimmaginabili: dagli episodi di “<a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Terra_a_palla_di_neve" target="_blank" rel="noopener">Terra a palla di neve</a>” alla caduta di meteoriti e comete, da eruzioni vulcaniche estese a un territorio grande quanto la Siberia durate millenni al rilascio di enormi quantità del potente gas serra metano negli oceani e nell’atmosfera. Tutti questi episodi — e altri ancora di minore entità &#8211; <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://phys.org/news/2019-04-earth-major-mass-extinctions.html" target="_blank" rel="noopener">hanno causato estinzioni di massa</a> con la perdita anche del 90% delle specie esistenti. Ma la vita ha sempre ripreso il suo cammino, di solito con più vigore e con una diversificazione maggiore.</p>
<p id="d9f8" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Ciò che è stato fatale per alcuni organismi, è stata una benedizione per altri.</p>
<p id="5b5d" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">La differenza, nel caso del cambiamento climatico attuale e delle estinzioni che già stanno avvenendo, è la causa: biologica, con un’unica specie ha messo in moto un rapido processo di modifica dell’equilibrio della biosfera, aumentando la concentrazione di anidride carbonica e di altri gas serra e producendo un riscaldamento globale che procede anch’esso in maniera rapida.</p>
<p id="2df5" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Questa anomalia è accompagnata da un’altra peculiarità: la specie che ha avviato il cambiamento ne potrebbe essere la principale vittima.</p>
<p id="e95e" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">L’umanità è particolarmente resiliente (ha superato un’era glaciale…) e non rischia l’estinzione ma come unica specie intelligente del pianeta potrebbe subire una grave battuta d’arresto alla sua evoluzione culturale e tecnologica.</p>
<p id="744a" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Appurato che quel che sta succedendo è causato dall’uomo possiamo però cercare di essere indulgenti con lui. E veniamo al secondo punto: avidità e stupidità sono le sole cause del cambiamento climatico? L’attuale generazione e quelle immediatamente precedenti sono da condannare senza appello dal tribunale del futuro?</p>
<p id="fe7c" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Forse le cose non stanno esattamente così.</p>
<p id="91a2" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Per millenni non ci siamo resi conto del potere di cui disponevamo e del fatto che avrebbe potuto ritorcersi contro di noi. A dirla tutta, per migliaia di anni la stragrande maggioranza della popolazione umana ha vissuto cercando di sopravvivere un altro giorno, schivando predatori, malattie, guerre, carestie e altre calamità. Non avevano proprio la sensazione di essere dèi (tranne qualche manciata di re e nobili, comunque anch’essi in realtà fragili e impotenti), anzi, probabilmente pensavano di essere l’ultima ruota del carro, in balia della natura o di altri esseri superiori.</p>
<p id="c13e" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Dopo il Medioevo (in Occidente, più tardi altrove) lentamente la qualità della vita ha preso a migliorare per una fetta sempre maggiore della popolazione.</p>
<p id="371c" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Negli ultimi due secoli la capacità dell’uomo di manipolare l’ambiente per ricavare sempre più beni, materiali e immateriali, ha subito un’accelerazione di tipo esponenziale. Abbiamo cominciato davvero a sentirci dèi &#8211; almeno quelli di noi che nascevano nel posto giuso al momento giusto &#8211; con una fede illimitata nel progresso e con l’idea di avere risorse inesauribili.</p>
<p id="67c7" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Ma questo entusiasmo era ingenuo e derivava dalla scarsa conoscenza e comprensione di molti meccanismi che agiscono in un sistema chiuso e strettamente interconnesso come la Terra. In pratica, non si avevano né dati né teorie che potessero guidare uno “sviluppo sostenibile”.</p>
<p id="c5dc" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Un impulso ancor più primordiale ci ha inoltre guidati. Telmo Pievani scrive su “Le Scienze” (settembre 2019):</p>
<blockquote class="nz oa ob">
<p id="0ae9" class="ng nh cj nu ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">siamo attratti da bisogni immediati e limitati, e dunque poco lungimiranti, a causa di un bagaglio evoluzionistico che ci portiamo dietro anche se è controproducente.[…] la crisi del pianeta si scontra con bias innati […].</p>
</blockquote>
<p id="61e7" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Dopo la seconda metà del ‘900 la nostra conoscenza migliorò, grazie al lavoro degli scienziati. Entrarono in gioco altri fattori, stavolta meno legati all’ingenuità e più all’avidità: per esempio la tendenza del sistema capitalistico a contrastare con forza ogni fattore che potesse frenare la corsa al guadagno nel breve periodo.</p>
<p id="38f5" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Un esempio classico può essere quello del fumo: per molto tempo non si ebbe cognizione della sua pericolosità. Quando medici e scienziati fornirono le prove del legame tra sigarette e cancro, le lobby del tabacco per decenni tennero nascosto o minimizzarono il problema.</p>
<p id="5653" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Consideriamo anche l’atteggiamento più che comprensibile di paesi emergenti come la Cina che all’inizio del suo “boom”, verso la fine degli anni ’80, non voleva avere vincoli per raggiungere rapidamente un livello di sviluppo di tipo occidentale.</p>
<figure class="od oe of og oh jc di dj paragraph-image">
<div class="lx ly bj lz ac">
<div class="di dj oc">
<div class="me l bj mf">
<div class="oi l">
<div class="bi ma m n o mb ac bb mc md"></div>
<p><figure style="width: 742px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="or os m n o mb ac mk" role="presentation" src="https://miro.medium.com/max/742/1*-zUy-SHqaMm7W4WMNqZjXA.png" alt="Processo di “apprendimento” della società sul corretto utilizzo di invenzioni e scoperte." width="742" height="641" /><figcaption class="wp-caption-text">Processo di “apprendimento” della società sul corretto utilizzo di invenzioni e scoperte.</figcaption></figure></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</figure>
<p id="e942" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Quello che vorrei fosse chiaro è che, comunque, non esistono colpe assolute e “generazionali” che hanno prodotto il cambiamento climatico. Sono d’accordo con quanto sostiene la sociologa Jennie Bristow, di cui ho letto su “La Lettura” del Corriere della Sera una recensione al suo libro “<a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://yalebooks.yale.edu/book/9780300236835/stop-mugging-grandma" target="_blank" rel="noopener"><em class="nu">Stop Mugging Grandma The ‘Generation Wars’ and Why Boomer Blaming Won’t Solve Anything</em></a><em class="nu">”: </em>l’idea che tutte le colpe siano delle generazioni precedenti è fuorviante. Innanzitutto le generazioni non sono blocchi unici ma conglomerati di individui, gruppi, stati in perenne ricerca di equilibrio, con idee, aspirazioni e obbiettivi assai diversi. In secondo luogo vi sono fenomeni, come la globalizzazione, che hanno contribuito ad accelerare il cambiamento climatico ma che erano sostanzialmente inevitabili, come la nascita dell’agricoltura. E, come accennato in precedenza, esiste un naturale desiderio, per gli esseri umani, di vivere al meglio possibile senza per questo essere tutti ingordi predatori del futuro altrui.</p>
<p id="fdab" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Malgrado questo, siamo riusciti, con fatica e con molte contraddizioni, a renderci conto di quanto il nostro comportamento potesse risultare dannoso nel lungo periodo soprattutto per noi stessi. Abbiamo cominciato a intraprendere altri percorsi e a studiare e mettere in pratica soluzioni globali efficaci, come dimostra l’esempio del buco dell’ozono.</p>
<p id="3181" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Le trasformazioni, i dibattiti, i progressi tecnologici dei decenni scorsi hanno fornito strumenti intellettuali e pratici per mettere in atto le misure per migliorare il mondo e correggere gli errori.</p>
<p id="3d44" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">I giovani che si mobilitano per il loro futuro -ispirati da un’icona trascinante (ma intransigente) come <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://www.good.is/everyone-needs-to-read-greta-thunbergs-responses-to-the-rumors-and-lies-about-her" target="_blank" rel="noopener">Greta Thunberg</a> &#8211; sono un ottimo punto di partenza, soprattutto se si sceglie di avere la Scienza (e la Storia, aggiungerei) come guida.</p>
<p id="388e" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">E’ importante però capire che:</p>
<ol class="">
<li id="c411" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt oj ok ol" data-selectable-paragraph="">non si parte da zero, come abbiamo visto;</li>
<li id="2d57" class="ng nh cj ap ni b nj om nl on nn oo np op nr oq nt oj ok ol" data-selectable-paragraph="">trasformare la protesta in azioni concrete, efficaci e concordate è la parte difficile.</li>
</ol>
<p id="6e6f" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Come scrive <a class="bm cz nv nw nx ny" href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/10/03/tre-cose-greta-thunberg/" target="_blank" rel="noopener">Massimo Famularo</a>:</p>
<blockquote class="nz oa ob">
<p id="84d4" class="ng nh cj nu ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">oltre a coordinare un numero molto elevato di persone e stabilire programmi che sviluppino in archi temporali non brevi, è necessario conciliare esigenze differenti e spesso in contrasto.</p>
</blockquote>
<p id="5f16" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Questo non è impossibile, come testimonia l’esempio del protocollo di Montreal.</p>
<p id="312b" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">La via maestra per contrastare e attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici è far convergere strategie “dall’alto” con modifiche degli stili di vita che nascano e si diffondano dal basso (come sta accadendo per la plastica), compatibilmente con le situazioni culturali e socio-economiche dei vari paesi.</p>
<p id="cc78" class="ng nh cj ap ni b nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt" data-selectable-paragraph="">Buona fortuna, umani.</p>
<p data-selectable-paragraph=""><a href="https://medium.com/fraglie-digitali/la-verit%C3%A0-vi-prego-sui-cambiamenti-climatici-c6d50331bbf8"><em>Originariamente pubblicato su Medium.</em></a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/la-verita-vi-prego-sui-cambiamenti-climatici-la-terra-e-resiliente-ma-lumanita/">La verità, vi prego, sui cambiamenti climatici: la Terra è resiliente ma l’umanità?</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le startup “tabula rasa”​</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 09:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.federicobo.eu/?p=3668</guid>

					<description><![CDATA[<p>Molti progetti nello stato iniziale si basano su scarse informazioni del contesto e degli strumenti che intendono utilizzare e che diverse startup si buttano in un settore senza averne una grande conoscenza.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/">Le startup “tabula rasa”​</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="508c" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Nove anni fa, di questi tempi, stavo lavorando al lancio della startup Cineama, fondata insieme ad altri soci.</p>
<p id="b8b5" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Prima di iniziare questa avventura, per almeno tre/quattro anni ho studiato la Rete, le sue filosofie come l’open, i <em class="ng">creative commons</em>, le community, la collaborazione e la condivisione. Ho letto libri e megabyte di documenti sul web 2.0. Ho frequentato eventi come i vari “<em class="ng">camp</em>” che allora andavano per la maggiore e mi sono confrontato con molte persone provenienti da diversi campi ma uniti dal desiderio di sperimentare <strong class="mu nh">le “infinite forme bellissime” del digitale.</strong> Ho iniziato a utilizzare in prima persona strumenti come i wiki e i blog. Sono sceso nel dettaglio delle piattaforme emergenti come Joomla e WordPress, progettando e programmando.</p>
<p id="10f8" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">In breve, ho studiato. Se aggiungiamo che, al di là del lavoro e della sfera professionale amavo (amo) leggere, guardare film, serie tv e documentari (che insieme possono dare un’idea dello “spirito del tempo”) direi che al momento di ideare la startup avevo ben chiaro l’ambito generale nel quale mi sarei mosso.</p>
<p id="069d" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">A quel punto ho (abbiamo) cominciato il lavoro di focalizzazione, documentandomi tantissimo sull’oggetto della startup, il cinema e l’audiovisivo, visto dalla prospettiva dell’innovazione di “processo” che il web 2.0 e i nascenti social media avrebbero potuto attivare in quel settore. Ho setacciato la rete cercando esperienze, startup, le sperimentazioni in atto e quelle fallite. Ho cercato competitor, punti di forza e debolezza del progetto (insomma, l’analisi SWOT), possibili alleati e partner, in Italia e all’estero. Abbiamo iniziato a partecipare a contest, a bussare alla porta di investitori, fondi di venture capital, <em class="ng">business angels</em> e via discorrendo.</p>
<p id="93ec" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Questa lunga e noiosa premessa mi serve per esprimere un mio dubbio: avessi sbagliato approccio?</p>
<p id="d023" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Sia da discussioni private che da quel che leggo in rete mi sono accorto che molti progetti nello stato iniziale si basano su scarse informazioni del contesto e degli strumenti che si intendono utilizzare (per esempio AI, blockchain, IoT ma anche social media o app) e che diverse startup si buttano in un settore senza averne una grande conoscenza. Questo fa loro affermare, sui loro siti (a volte anche sciatti e sgrammaticati) o nelle interviste di avere un progetto “innovativo”, “rivoluzionario”, unico ecc. La sensazione è che non abbiano fatto ricerche serie ma solo abbozzato un’idea “in vitro” e con quella siano partite in quarta, abbaglòiati dall’<strong class="mu nh">illusione del “<em class="ng">first mover</em>”</strong>. Inoltre non sembrano avere coscienza del meta-ambiente del digitale e dell’innovazione. Per la verità molte volte mi sembra di trovarmi di fronte progetti copia-incolla (l’uber di x, la blockchain per y, deliveroo per z). La cosa che ancor più mi lascia perplesso è che alcune di queste startup vengono “incubate” o supportate da acceleratori di impresa, <em class="ng">factory</em> e simili; in questo caso mi chiedo: “ma chi e come ha valutato il progetto?”.</p>
<p id="7709" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Voglio essere chiaro: io con il mio approccio ho fallito, quindi non posso certo dare lezioni. Forse buttarsi nell’arena della competizione senza preconcetti e con una forte dose d’incoscienza è una buona strategia (meno con una forte dose di impreparazione, forse…).</p>
<p id="e425" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">D’altro canto riconosco subito un progetto costruito con professionalità, umiltà, lavoro di ricerca e approfondimento, cura dei dettagli: <strong class="mu nh">trasuda impegno e fatica da ogni bit (non byte)</strong>.</p>
<p id="9b3f" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">La domanda che mi pongo — non retorica e non ironica — è questa: <strong class="mu nh">dato che fisiologicamente il tasso di successo delle startup è comunque bassissimo, esiste un discrimine a favore di quelle “secchione” rispetto al modello “tabula rasa” (o quasi)</strong>?</p>
<p id="4597" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Mi piacerebbe molto avere un riscontro, un commento da parte di chi bazzica oggi il frenetico mondo delle startup.</p>
<p data-selectable-paragraph=""><a href="https://medium.com/fraglie-digitali/le-startup-tabula-rasa-503c3faafef3"><em>Originariamente pubblicato su Medium</em></a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/">Le startup “tabula rasa”​</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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