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	<title>internet | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
	<lastBuildDate>Sun, 31 Jan 2021 16:50:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Taccuino digitale #8 &#8211; Il Wood Wide Web, il sogno perduto dell&#8217;Olivetti e il collasso del contesto</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-8-il-wood-wide-web-il-sogno-perduto-dellolivetti-e-il-collasso-del-contesto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 16:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti]]></category>
		<category><![CDATA[#fintech]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[DeFi]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[olivetti]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<category><![CDATA[teoria delle reti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Olivetti perduta, lo streaming di nicchia e la finanza decentralizzata (populista).</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-8-il-wood-wide-web-il-sogno-perduto-dellolivetti-e-il-collasso-del-contesto/">Taccuino digitale #8 – Il Wood Wide Web, il sogno perduto dell’Olivetti e il collasso del contesto</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il Wood Wide Web, la rete di piante e funghi che alimenta il pianeta</h3>
<p><span class="break-words"><span dir="ltr">Alla fine degli anni &#8217;90 venne coniata dai biologi il termine &#8220;<em>Wood Wide Web</em>&#8221; per indicare la complessa rete sotteranea che connette tra loro le piante grazie anche ai funghi. Solo con i risultati di <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/link-albert-laszlo-barabasi-9788806169145/">László Barabási sulla teoria delle reti</a> si è potuto cominciare a comprendere i meccanismi che animano l'&#8221;altra Rete&#8221;, quella fito-micotica.</span></span></p>
<p>Fonte: Merlin Sheldrake, &#8220;<a href="https://www.amazon.it/gp/product/B089QZCXCS/ref=ppx_yo_dt_b_d_asin_title_o00?ie=UTF8&amp;psc=1">L&#8217;ordine nascosto. La vita segreta dei funghi</a>&#8220;, Marsilio, 2020</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il collasso del contesto</h3>
<p><span class="break-words"><span dir="ltr">Ovvero &#8220;la quasi impossibilità nell&#8217;era dei social media di gestire identità diverse con colleghi, familiari e amici&#8221;.<br />
E clienti, azionisti, elettori, media, fan&#8230;</span></span></p>
<p>Fonte: <a href="https://medium.com/mit-initiative-on-the-digital-economy/social-media-pandemic-require-a-rewrite-of-the-leadership-playbook-2f554ba0d4d3">Social Media, Pandemic Require a Leadership Playbook Rewrite</a> (MIT IDE)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Olivetti e l&#8217;occasione perduta dell&#8217;informatica italiana</h3>
<p><span class="break-words"><span dir="ltr">Un&#8217;ottima intervista a Franco Tatò di <a href="https://www.linkedin.com/in/ACoAAAbU9wsBRr08rc1nTfc00JFqrw0gWGKRefs" data-attribute-index="0" data-entity-hovercard-id="urn:li:fs_miniProfile:ACoAAAbU9wsBRr08rc1nTfc00JFqrw0gWGKRefs" data-entity-type="MINI_PROFILE">Stefania Zolotti</a> che verte su <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=olivetti&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A6761312160795648000" data-attribute-index="2">#Olivetti</a> ma racconta, con lucidità e frustrazione, l&#8217;autodistruzione della via italiana all&#8217;<a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=informatica&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A6761312160795648000" data-attribute-index="3">#informatica</a> di massa.</span></span></p>
<p>Fonte: Franco Tatò: “<a href="https://www.informazionesenzafiltro.it/franco-tato-la-olivetti-di-de-benedetti-regalo-agli-americani-il-futuro-dellitalia/">La Olivetti regalò agli americani il futuro dell’Italia</a>” (Senza Filtro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lo streaming di nicchia</h3>
<p>C&#8217;è spazio per piattaforme di streaming oltre ai colossi Netflix, Disney+, Amazon Prime? Sì, sfruttando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga">la &#8220;coda lunga&#8221; di andersiana memoria</a>. Librerie ridotte, argomenti e generi circoscritti, attenta scelta e curatela dei contenuti.</p>
<p>Fonte: &#8220;<a href="https://www.theverge.com/22244771/streaming-services-niche-crunchyroll-ovid-acorn-tv">To all the streaming services you’ve never heard of before</a>&#8221; (The Verge)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La finanza decentralizzata populista</h3>
<p><span class="break-words"><span dir="ltr">Combattere le storture, le malefatte, l&#8217;arroganza dei grandi attori finanziari del mondo non significa commettere altri errori, come elevare ancora una volta l&#8217;analfabetismo (questa volta finanziario) e la furbizia a virtù.<br />
Forse la DeFi o la finanza democratica devono aspirare a qualcosa di più di speculare su aziende fallite o senza più ragion d&#8217;essere.</span></span></p>
<p>Fonte: <a href="https://pierangelosoldavini.blog.ilsole24ore.com/2021/01/29/caso-gamestop-linnovazione-la-democratizzazione-della-finanza/">Il caso Gamestop, l’innovazione e la democratizzazione della finanza</a> (Blog Il Sole 24 Ore)</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="a-column a-span5 a-span-last"></div>
<div class="a-column a-span5 a-span-last"></div>The post <a href="https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-8-il-wood-wide-web-il-sogno-perduto-dellolivetti-e-il-collasso-del-contesto/">Taccuino digitale #8 – Il Wood Wide Web, il sogno perduto dell’Olivetti e il collasso del contesto</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le BBS contro l&#8217;AIDS: la nascita dell&#8217;internet solidale negli anni &#8217;80</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2020 09:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[BBS]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ben Gardiner e Mark Pearson crearono, grazie all'Internet degli anni '80, una BBS per informare e sostenere la comunità queer di San Francisco alle prese con il flagello dell'AIDS.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/">Le BBS contro l’AIDS: la nascita dell’internet solidale negli anni ’80</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metà anni ’80. San Francisco. Una malattia sconosciuta colpisce i membri della comunità gay. È insidiosa, devastante, mortale. A differenza dell’attuale epidemia, questa passa praticamente sotto silenzio. Né i media né le autorità governative se ne occupano. Anche se si sta espandendo al fuori dalla Bay Area, sembra colpire solo gli omosessuali e questo costituisce fonte di stigma, non di preoccupazione. Non ci sono informazioni ufficiali e attendibili su come cercare di prevenirla, contrastarne la diffusione, curarne i sintomi. Il suo nome è Sindrome da Immunodeficienza Acquisita: AIDS.</p>
<p>Ben Gardiner è un musicista e compositore sessantenne. Ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, è stato sposato, ha avuto quattro figli. Si occupa delle persone ai margini della società, ex-detenuti, alcolisti, disadattati. È gay e partecipa come attivista alla campagna di Harvey Milk. Inoltre è un appassionato di tecnologia, in particolare di computer, che in quel periodo stavano appena cominciando ad affacciarsi al grande pubblico.</p>
<p>Da buon “<em>early adopters</em>”, Gardiner usa le BBS (“<em>Bulletin Board Systems</em>”), rudimentali forum online nati alla fine degli anni ’70 e usati dall’avanguardia tecno-progressista americana. Emblema del primo Internet decentralizzato, paritario, non commerciale, rappresentarono le prime comunità virtuali, organizzate per argomenti, dove si poteva chattare e scambiarsi file. Malgrado i costi piuttosto alti (solo il modem costava circa 700/1.000 dollari) e la lentezza di connessione migliaia di persone utilizzavano le BBS. Anche per scambiarsi immagini porno, ovviamente. Come Gardiner.</p>
<p>Ma nel 1985 un suo caro amico morì di AIDS. A quel punto Gardiner pensò che una bacheca online potesse essere uno strumento utile come fonte informativa per contrastare l’epidemia. Chiamò Mark Pearson, un informatico sieropositivo, e insieme crearono una AIDS BBS per informare e sostenere la comunità queer. Fu una mossa rivoluzionaria perché fu la prima volta che un forum online si dedicava a temi legati alla sanità pubblica.</p>
<p>Come scritto <a href="https://onezero.medium.com/the-long-forgotten-story-of-ben-gardiner-the-aids-activist-whose-network-transformed-the-internet-c14460a73165">nell’articolo su One Zero (fonte di questo post)</a>:</p>
<blockquote><p><em>In un momento di incertezza, sofferenza e perdita senza precedenti, Gardiner si sarebbe rivolto all&#8217;emergente Internet per proporre una visione utopica di come la tecnologia di rete avrebbe potuto aumentare la consapevolezza e salvare vite umane. Ha immaginato uno strumento di organizzazione della comunità per le persone emarginate, uno spazio in cui gli attivisti potevano raccogliere i suggerimenti cruciali per la sicurezza che il loro governo non era in grado di fornire.</em></p></blockquote>
<p>Questo social network ante-litteram nel 1987 veniva visitato da 500 persone ogni giorno, con una media di 100 messaggi postati. E questo malgrado l’accesso fosse possibile solo un utente alla volta!</p>
<p>Il lavoro di Gardiner come amministratore e moderatore era notevole, e si svolgeva per lo più dietro le quinte. La sua principale preoccupazione era quella di fare informazione in modo corretto, evitando che si diffondessero false notizie sulla malattia, sulla sua evoluzione, su cure, farmaci, protocolli. Ogni post non conforme a queste linee guida veniva cancellato. A differenza dei social media moderni, l’obbiettivo non era quello di avere sempre più utenti, ma di fornire un servizio utile alla comunità. I visitatori, in una sezione apposita, raccontavano anche le loro esperienze di malati o compagni di sieropositivi. Infermieri e dottori fornivano il loro contributo, creando il primo canale di comunicazione diretto tra gli esperti e le comunità alle prese con l’HIV.</p>
<p>Spesso, però, i post erano semplicemente l’occasione per sfogarsi, cercando di dare un senso a quello che stava succedendo.</p>
<p>La BBS di Gardiner divenne un punto di riferimento, spingendo molte persone lesbiche e omosessuali ad andare online e a frequentare i forum; in effetti, analizzando le BBS degli anni ’80 e ’90, la cultura <em>queer</em> era sovra-rappresentata. Successivamente, con la nascita del web, questi forum favorirono la nascita di siti web come gay.com, fondamentali per l’evoluzione della cultura LGBT.</p>
<p>Gardiner continuò ad essere un’attivista gay, on e offline, fino alla sua morte, nel 2010.</p>
<p>Nella sua conclusione <a href="https://onezero.medium.com/the-long-forgotten-story-of-ben-gardiner-the-aids-activist-whose-network-transformed-the-internet-c14460a73165">Michael Waters, autore dell’articolo originale</a>, scrive:</p>
<blockquote><p><em>La sua eredità vive in chiunque ora acceda a Internet in buona fede per fornire informazioni e sostegno ai sofferenti, nei milioni di persone che si sono spinte in avanti, mettendo a frutto le frontiere del web, trovando spazio in Facebook e Twitter per diffondere informazioni cruciali a chi ne ha bisogno.</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h6><em><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Renegade_BBS_Waiting_for_Caller_(WFC)_screen.png">Immagine: Renegadebbs, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons</a></em></h6>The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/">Le BBS contro l’AIDS: la nascita dell’internet solidale negli anni ’80</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Taccuino digitale #2 &#8211; E&#8217; ancora possibile avere una rete come servizio pubblico?</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-2-e-ancora-possibile-avere-una-rete-come-servizio-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 17:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Rete al momento ha un modello vincente: il capitalismo basato sui dati e sull'attenzione degli utenti. E' ancora possibile un web come servizio pubblico?</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-2-e-ancora-possibile-avere-una-rete-come-servizio-pubblico/">Taccuino digitale #2 – E’ ancora possibile avere una rete come servizio pubblico?</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Internet (anche) come servizio pubblico. Come la BBC. O la Rai.</h3>
<p>&#8220;Se l&#8217;Internet contemporaneo è una città, Wikipedia è il parco pubblico solitario; tutto il resto dei nostri luoghi pubblici sono centri commerciali, aperti al pubblico in generale, ma soggetti alle regole e alla logica del commercio.&#8221;</p>
<p>La Rete al momento ha un modello vincente: il capitalismo basato sui dati e sull&#8217;attenzione degli utenti (con l&#8217;aggravante della sorveglianza e del controllo in paesi come la Cina o la Russia). Il modello &#8220;servizio pubblico&#8221; è marginale, con Wikipedia che ne rappresenta uno dei pochi esempi.</p>
<p>Diversi sono stati i tentativi di creare modelli alternativi, &#8220;<em>commons</em>&#8221; digitali come motori di ricerca o social media. Sono falliti sia perché non autosostenibili economicamente, sia perché non hanno mai raggiunto la massa critica necessaria.</p>
<p><a href="https://www.cjr.org/special_report/building-honest-internet-public-interest.php">Come ricorda Ethan Zuckerman</a>, direttore del Center for Civic Media al MIT, in realtà la storia di radio e televisione ha visto spesso coesistere modelli di business liberalisti con altri legati al concetto di servizio pubblico, come in Italia e in Gran Bretagna. L&#8217;esigenza di contraltari alle piattaforme e ai servizi puramente commerciali non è cessata, anzi. Non si deve quindi smettere di cercare un web che sia anche servizio pubblico, ovvero &#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_pubblico">un tipo di servizio reso alla collettività, oggettivamente non economico, ma suscettibile di essere organizzato in forma d&#8217;impresa</a>&#8220;.</p>
<p>Che possa essere l&#8217;Europa la più indicata a realizzare un <em>public service web</em>?</p>
<p><a href="https://www.oii.ox.ac.uk/people/luciano-floridi/">Luciano Floridi</a>, direttore del Digital Ethics Lab all&#8217;Università di Oxford, usa anche lui la metafora del parco pubblico nella sua rubrica su D ma è pessimista.</p>
<p>&#8220;Avremmo potuto trattare Internet come un luogo pubblico, alla stregua di un parco, con un modello ecologico in cui la libertà di espressione fa i conti con la convivenza civile, ed evitare il modello pubblicitario, basato sulla gestione dell&#8217;attenzione e favorevole alle notizie urlate e scandalistiche, alla profilazione degli utenti, al trattamento dei dati degli utenti come risorsa primaria e alla creazione di bolle mediatiche. Quel treno lo abbiamo perso e la storia non si fa con i se e con i ma. Pensare di nazionalizzare la rete o creare una rete di tipo pubblico è anacronistico.&#8221;</p>
<p>Invita però a non ripetere gli errori anche con l&#8217;AI.</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/taccuino-digitale-2-e-ancora-possibile-avere-una-rete-come-servizio-pubblico/">Taccuino digitale #2 – E’ ancora possibile avere una rete come servizio pubblico?</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Internet non è il web. Non è un dettaglio.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/internet-non-e-il-web-non-e-un-dettaglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 09:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.federicobo.eu/?p=3693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se per molte persone i due termini sono intercambiabili, per chi ha un po' di dimestichezza con l'informatica o per le fonti informative serie la differenza dovrebbe essere assodata.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/internet-non-e-il-web-non-e-un-dettaglio/">Internet non è il web. Non è un dettaglio.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Internet">Internet</a> non è il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web">web</a>. Il primo è la rete di computer di cui si è festeggiato il 50esimo anniversario qualche giorno fa. Questo fa da infrastruttura per il web, il servizio creato nel 1990 da Berners-Lee per navigare tra contenuti ipertestuali.</p>
<p>Se per molte persone i due termini sono intercambiabili, per chi ha un po&#8217; di dimestichezza con l&#8217;informatica o per le fonti informative serie la differenza dovrebbe essere assodata.</p>
<p>Federico Cella scrive giustamente <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2019/10/29/50-anni-di-internet-ma-manca-ancora-una-cultura-del-digitale/#">nel suo blog sul Corriere della Sera</a>:</p>
<blockquote><p>Ai “miei” della <a href="http://www.giornalismo.unimi.it/" target="_blank" rel="noopener">Scuola di Giornalismo Walter Tobagi</a>, e a quelli, i tanti dei licei e istituti milanesi e non solo, che vengono al <em>Corriere</em> per l’alternanza scuola-lavoro. Perché la racconto? Perché non ne sanno niente. Non sanno che <strong>Internet e il Web sono due “cose” diverse</strong>, che una per dire nasce negli Stati Uniti, dove viene capita solo piuttosto tardi, e l’altro invece arriva dal cuore dell’Europa, con intenzioni “bellicose” fin da subito. Loro, gli studenti, <strong>sono immersi mani e piedi nel digitale ma non ne sanno niente</strong>.</p></blockquote>
<p>Purtroppo sullo stesso giornale, sia nell&#8217;edizione cartacea che sul sito qualche giorno prima è comparso un articolo dal titolo &#8220;<a href="https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_26/italiano-che-lavorava-creatori-web-quella-mia-mail-1973-a2e8a7a4-f830-11e9-a2fc-5cf2f6fbb505.shtml">L’italiano che lavorava con i creatori del web: «Quella mia mail del 1973»</a>&#8220;, con la testimonianza di Pierluigi Fiorani Gallotta e del suo lavoro pionieristico sull&#8217;Internet dei primordi (Arpanet) all’UCLA.</p>
<p>Ora, davvero, non sono uno dei tanti che fa le pulci a qualsiasi cosa venga scritta in Rete. So che è una prassi comune e fastidiosa. Negli ultimi dieci anni mi sarà capitato 4/5 volte di scrivere a una redazione per segnalare un errore o un refuso (senza mai ricevere un riscontro).</p>
<p>Questo errore mi sembra però indice di una sciatteria informativa che almeno le testate giornalistiche serie dovrebbero cercare di evitare. Non ho scritto alla redazione (viste le esperienze precedenti); ho provato a segnalare la questione via twitter a una giornalista del Corriere che seguo e a Paolo Attivissimo, senza risultato. Ho provato a scrivere un commento al blog di Cella (da due giorni è &#8220;in moderazione&#8221;). Ho provato a scrivergli un&#8217;email, senza risposta.</p>
<p>Ora chiaramente lascio perdere. Scrivo questo post solo per testimonianza, nella speranza che anche a questi dettagli informativi venga data importanza, in tutti i campi, non solo nell&#8217;ambito tecnologico.</p>
<p>Un&#8217;informazione corretta nasce dall&#8217;attenzione e dal rigore.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/internet-non-e-il-web-non-e-un-dettaglio/">Internet non è il web. Non è un dettaglio.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo modello per il traffico Internet globale</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/un-nuovo-modello-per-il-traffico-internet-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 08:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studi]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[internet traffic]]></category>
		<category><![CDATA[MIT]]></category>
		<category><![CDATA[neural network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni del 50esimo compleanno di Internet alcuni ricercatori del MIT hanno creato un modello in grado di rappresentare il traffico giornaliero dell&#8217;intera rete mondiale. A un supercomputer realizzato con 10.000 processori dell&#8217;MIT SuperCloud e una pipeline di reti neurali instanziata nello stesso supercomputer è stato dato in pasto un dataset di 50 miliardi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2019/10/25/news/internet_compie_cinquant_anni_e_non_fu_pensata_per_la_guerra-239483458/" target="_blank" rel="noopener">giorni del 50esimo compleanno di Internet</a> alcuni ricercatori del MIT hanno creato un modello in grado di rappresentare il traffico giornaliero dell&#8217;intera rete mondiale. A un supercomputer realizzato con 10.000 processori dell&#8217;MIT SuperCloud e una pipeline di reti neurali instanziata nello stesso supercomputer è stato dato in pasto un dataset di 50 miliardi di pacchetti dati raccolti in diversi anni.</p>
<p>Il capo progetto, Jeremy Kepner, è anche un astronomo; esiste infatti un&#8217;analogia con il modello e le misurazioni realizzate per la radiazione cosmica di fondo dell&#8217;Universo.  Afferma Kepner:</p>
<blockquote><p>&#8220;Abbiamo creato un modello accurato per misurare lo sfondo (background) dell&#8217;universo virtuale di Internet. Se si desidera rilevare eventuali varianze o anomalie, è necessario disporre di un buon modello di sfondo.&#8221;</p></blockquote>
<p>Una fase di pre-processamento dei dati ha generato matrici di miliardi di righe e colonne che rappresentano le interazioni tra sorgenti e destinazioni. Questo &#8220;dataset ipersparso&#8221; è stato quindi filtrato dalle rete neurale; con tecniche di <a href="https://pdfs.semanticscholar.org/b927/46de6d9f40c07cfd4268a0e407b10b6a7003.pdf">trial-and error</a> e di correzione di errore si è arrivati aun modello semplice in grado di descrivere il traffico internet con due soli parametri. Dai ping alle cascate di terbyte prodotte da colossi come Google e Facebook tutto è stato analizzato, scoprendo, tra le altre cose, l&#8217;importanza non scontata di link isolati nel traffico web.</p>
<p>Questo modello avrà un&#8217;importante utilizzo nel campo della cybersicurezza, nell&#8217;identificare e prevenire interruzioni, nel progettare migliori infrastrutture con il minor numero possibile di colli di bottiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/un-nuovo-modello-per-il-traffico-internet-globale/">Un nuovo modello per il traffico Internet globale</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non si è potuto “chiudere” la stampa, non si può “chiudere” Internet</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/non-si-e-potuto-chiudere-la-stampa-non-si-puo-chiudere-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 11:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Originariamente pubblicato su Medium. Sul sito de “La Repubblica” sono apparsi un articolo e un post con risposte opposte alla domanda nata dall’ennesima sparata di Donald Trump: si può chiudere Internet? Federico Rampini, giornalista non certo a digiuno di tematiche legate al digitale sostiene che sì, si può e si fa, chiudendo siti o profili, [&#8230;]</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/non-si-e-potuto-chiudere-la-stampa-non-si-puo-chiudere-internet/">Non si è potuto “chiudere” la stampa, non si può “chiudere” Internet</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="section-inner layoutSingleColumn">
<p><em>Originariamente pubblicato su <a href="https://medium.com/@federicobo67/non-si-%C3%A8-potuta-chiudere-la-stampa-non-si-pu%C3%B2-chiudere-internet-c94d832b83ab#.xxn4s9uz1">Medium</a>.</em></p>
<p id="4e6d" class="graf--h3 graf-after--figure">Sul sito de “La Repubblica” sono apparsi un articolo e un post con risposte opposte alla domanda nata dall’ennesima sparata di Donald Trump: si può chiudere Internet?</p>
<p id="ff0a" class="graf--p graf-after--p"><a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2015/12/11/chiudere-internet-certo-che-si-puo-si-fa/" rel="nofollow" data-href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2015/12/11/chiudere-internet-certo-che-si-puo-si-fa/">Federico Rampini, giornalista non certo a digiuno di tematiche legate al digitale sostiene che sì, si può e si fa</a>, chiudendo siti o profili, erigendo “grandi muraglie” che filtrino e blocchino i dati (come in Cina), intercettando contenuti come quelli a sfondo pedopornografico.</p>
<p id="8fe4" class="graf--p graf-after--p"><a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/12/10/news/chiudere_internet_terrorismo_impossibile-129167416/?ref=search" rel="nofollow" data-href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/12/10/news/chiudere_internet_terrorismo_impossibile-129167416/?ref=search">Arturo Di Corinto, esperto di nuove tecnologie, afferma che è impossibile una chiusura totale a causa della natura stessa di Internet</a>, una rete di reti progettata fin dall’inizio per garantire che il flusso di dati non possa venire interrotto anche se vengono “spenti” alcuni nodi. Questo sia per la sua tecnologia base del <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commutazione_di_pacchetto" rel="nofollow" data-href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commutazione_di_pacchetto"><em class="markup--em markup--p-em">packet switching (</em>o<em class="markup--em markup--p-em"> commutazione di pacchetto)</em></a> sia per la multicanalità che la contraddistingue (cavi principali e secondari, satelliti, ponti radio ecc.). Inoltre, ammettendo che si possa “bloccare” Internet, le conseguenze economiche sarebbero disastrose.</p>
<p id="4661" class="graf--p graf-after--p">Chi ha ragione? Io penso che occorra capire bene cosa si intenda per “Internet”, un termine che ha una sua connotazione tecnica e storica alla quale si sono aggiunti, negli anni, altri livelli di significato, più sfumati, a volte imprecisi. Per esempio, è comune identificare Internet con il Web. Ma quest’ultimo è un sott’insieme del primo, caratterizzato dal protocollo Http. Quando navighiamo con il nostro browser sul laptop, sul tablet o sullo smartphone siamo sul Web, quando usiamo l’email o l’FTP ne siamo al di fuori e utilizziamo altri protocolli di trasmissione dati Internet.</p>
<p id="edc5" class="graf--p graf-after--p">Ho la sensazione che Rampini si riferisca in particolare al web quando si dichiara convinto della possibilità di chiudere Internet. Ma anche il web è in realtà scomponibile in più livelli, <em class="markup--em markup--p-em">deep web</em> e <em class="markup--em markup--p-em">dark web</em> come <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://medium.com/over-code/la-differenza-tra-deep-e-dark-web-302940c71b72#.fvfv4tjgc" data-href="https://medium.com/over-code/la-differenza-tra-deep-e-dark-web-302940c71b72#.fvfv4tjgc">spiegato in questo post</a>. La possibilità di usare software di anonimizzazione come <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.torproject.org/" rel="nofollow" data-href="https://www.torproject.org/">Tor</a> o altre tecnologie ancor più sofisticate permette anche in situazioni come quelle cinesi di poter bypassare vincoli e restrizioni. Certo, queste possibilità non sono facilmente accessibili o utilizzabili dalla gran parte degli utenti ma comunque garantiscono un’apertura e una continuità tra l’Internet globale e quelle locali eventualmente sottoposte a controlli.</p>
<p id="bf8b" class="graf--p graf-after--p">Rampini ha ragione quando descrive Internet non come una rete unica, ma come un’insieme di reti nazionali, molte inserite nel flusso globale di informazioni, altre meno porose (ma non impermabili) a questo flusso.</p>
<p id="2d21" class="graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">La diversità delle varie reti non ha come elemento principale la loro “chiusura” ma modelli di utilizzo e sviluppo derivanti dai vari contesti sociali, politici ed economici dei vari territori</strong>; la stessa Cina che, diciamo, non applica il principio di neutralità della rete, può essere vista come fautrice di una rete adattata alle esigenze reali del suo governo prima e dei suoi cittadini poi.</p>
<p id="5720" class="graf--p graf-after--p">Ma, paradossalmente, questa eterogeneità preclude la possibilità di “spegnere” Internet; come scrive <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/smart/" rel="nofollow" data-href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/smart/">Frédéric Martel nel suo “Smart. Inchiesta sulle reti.” (Feltrinelli, 2015):</a></p>
<blockquote id="4dbc" class="graf--pullquote pullquote graf-after--p"><p>internet è territorializzata attraverso interazioni globali</p></blockquote>
<p id="56b0" class="graf--p graf-after--pullquote">Altre due considerazioni. La prima riguarda il risvolto economico. Non c’è solo l’esempio dell’ <em class="markup--em markup--p-em">Internet of Things</em> evocato da De Corinto. Le <em class="markup--em markup--p-em">smart cities</em> sono/saranno possibili grazie alle connessioni internet e muoveranno <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.consultancy.uk/news/2502/smart-city-market-revenues-to-grow-to-2-trillion-by-2020" rel="nofollow" data-href="http://www.consultancy.uk/news/2502/smart-city-market-revenues-to-grow-to-2-trillion-by-2020">un giro di affari stimato in 2.000 miliardi di dollari </a>(fonte <em class="markup--em markup--p-em">Arthur D. Little</em>). L’intera <em class="markup--em markup--p-em">sharing economy &#8211;</em> <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://sloanreview.mit.edu/article/adapting-to-the-sharing-economy/" rel="nofollow" data-href="http://sloanreview.mit.edu/article/adapting-to-the-sharing-economy/">fatturato di 335 miliardi di dollari previsto nel 2025</a>(fonte <em class="markup--em markup--p-em">PricewaterhouseCoopers</em>) &#8211; è strettamente legata alla presenza delle piattaforme abilitanti in rete e delle app che veicolano i dati attraverso la rete mobile. Le stesse economie emergenti, o con un termine più corretto quelle in forte crescita, hanno come volano proprio l’insieme di tecnologie della comunicazione legate a Internet, in particolare negli ambiti sintetizzati dall’acronimo SMAC (Social media, Mobile, Analytics, Clouds).</p>
<p id="b57c" class="graf--p graf-after--p">Non solo non si può chiudere Internet, non conviene (anche a un miliardario iper-reazionario come Trump).</p>
<p id="ee25" class="graf--p graf-after--p">La seconda considerazione prende le mosse da quel che è avvenuto con l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Questa nuova tecnologia ha rapidamente aumentato sia la velocità di diffusione delle informazioni che l’audience, favorendo la circolazione di nuove idee e il processo di democratizzazione del sapere. E questo ha spaventato i governi, in particolare le monarchie europee. Grande preoccupazione causarono, per esempio, l’apparizione in Inghilterra nei primi decenni del ‘600 dei <em class="markup--em markup--p-em">coranto</em>, fogli unici con una selezione di articoli prima con uno stile neutro come le moderne agenzie di stampa ma poi sempre più indirizzati verso la polemica sociale e politica. Il re e il governo temevano che questi fogli fossero utilizzati per veicolare idee sovversive e rivoluzionarie (avevano ragione, dal loro punto di vista…) ma anche intellettuali come il commediografo <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ben_Jonson" rel="nofollow" data-href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ben_Jonson">Ben Jonson</a> ritenevano che</p>
<blockquote id="2ad6" class="graf--blockquote graf-after--p"><p>fosse pericoloso il maggiore accesso alle notizie da parte della gente comune, perché la stampa permetteva a chiacchiere e falsità di diffondersi in fretta , causando instabilità politica e sociale. (da <a class="markup--anchor markup--blockquote-anchor" href="http://www.codiceedizioni.it/libri/tweet-di-cicerone/" rel="nofollow" data-href="http://www.codiceedizioni.it/libri/tweet-di-cicerone/">“I tweet di Cicerone. I primi 2000 anni dei social media” di Tom Standage, Codice Edizioni, 2015</a>)</p></blockquote>
<p id="7635" class="graf--p graf-after--blockquote">Il re Carlo I fece bandire i coranto ma tutti si resero conto che questo provvedimento avrebbe avuto vita breve, tanta era la forza della stampa. La profezia si realizzò dopo qualche anno, con la nascita di molti altri tipi di pubblicazione antenati del giornalismo moderno.</p>
<p id="06a7" class="graf--p graf-after--p graf--last">Questo dimostra come tentare di bloccare una tecnologia emergente, tanto più nel campo della comunicazione, sia impresa vana e inutile anche rispetto alle ragioni alla base del tentativo, in questo caso la lotta al terrorismo. <strong class="markup--strong markup--p-strong">Oltre che rendere il lavoro più difficile ai servizi di <em class="markup--em markup--p-em">intelligence </em>ci si priverebbe di uno strumento strategico per combattere la battaglia sul piano comunicativo e culturale.</strong></p>
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		<title>Internet trends 2014: mobile, mobile e ancora mobile.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/internet-trends-2014-mobile-mobile-e-ancora-mobile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2014 07:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studi]]></category>
		<category><![CDATA[adv online]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[cultura digitale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un corposo report prodotto dalla Kleiner Perkins Caufield &#38; Byers (una delle più grandi società di venture capital a livello globale) descrive stato e trend del panorama digitale mondiale. Segnalo qui solo alcuni dati che ho trovato interessanti, rimandando alla lettura delle slides per tutti gli altri numeri. Fortissima crescita dei dispositivi mobili (smartphone + [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_316" aria-describedby="caption-attachment-316" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/internetbymikelee.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-316" alt="Photo by Mike Lee via Flickr - CC BY-NC 2.0" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/internetbymikelee.jpg" width="800" height="600" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/internetbymikelee.jpg 800w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/internetbymikelee-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-316" class="wp-caption-text">Photo by Mike Lee via Flickr &#8211; CC BY-NC 2.0</figcaption></figure>
<p>Un corposo report prodotto dalla<a href="http://www.kpcb.com/" target="_blank"> Kleiner Perkins Caufield &amp; Byers</a> (una delle più grandi società di venture capital a livello globale) descrive stato e trend del panorama digitale mondiale.</p>
<p>Segnalo qui solo alcuni dati che ho trovato interessanti, rimandando alla lettura delle slides per tutti gli altri numeri.</p>
<ul>
<li>
<h3>Fortissima crescita dei dispositivi mobili (smartphone + tablet): 5,7 miliardi in circolazione (tv: 5,5 miliardi). In Africa e Asia il maggior aumento dell&#8217;utilizzo del mobile</h3>
</li>
<li>
<h4>Ancora in crescita l&#8217;<em>advertising</em> online (43 miliardi di dollari nel 2013) con ampi margini per il mobile (7 miliardi di dollari nel 2013)</h4>
</li>
<li>
<h4>68% della monetizzazione derivante dal mobile viene dalle app</h4>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<h4>Non vi è una bolla tecnologica all&#8217;orizzonte: valori ancora lontani da quelli del picco 2000</h4>
</li>
<li>
<h4>L&#8217;<em>online education</em> sta prendendo piede a livello globale (meno in Africa)</h4>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<h4>Crescono i servizi di messaggistica (tipo WhatsApp): più di un miliardo di utenti in meno di 5 anni</h4>
</li>
<li>
<h4>Cresce il &#8220;<em>visual web</em>&#8220;: maggior condivisione di immagini e video</h4>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<h4>Le app evolvono: sempre più &#8220;mono-uso&#8221;, sempre più &#8220;invisibili&#8221; e attivate via sensori, localizzazione, storico d&#8217;utilizzo, &#8220;predictive computation&#8221;</h4>
</li>
<li>
<h4>La musica sempre più fruita in streaming</h4>
</li>
<li>
<h4>Più di 1,8 miliardi di foto caricate e condivise <span style="text-decoration: underline;">ogni giorno</span></h4>
</li>
<li>
<h4>Più di 4 zetabytes di contenuti digitali prodotti e condivisi nel 2013 (+50% rispetto al 2012, più di 2/3 prodotti dagli utenti)</h4>
</li>
<li>
<h4>Diminuzione drastica dei costi per storage (ora 0,02 $ per GB, nel 1992 569 $) e del costo di banda (ora 16 $ per 1000 Mbps, nel 1999 1245 $)</h4>
</li>
</ul>
<h4></h4>
<ul>
<li>
<h4>Miglioramento costante delle interfacce utente, specie nel mobile</h4>
</li>
<li>
<h4>Solo il 7% dei dati digitali taggati, solo l&#8217;1% analizzati</h4>
</li>
<li>
<h4><span style="color: #ff9900;">Gli italiani passano in media circa cinque ore e mezza davanti a uno schermo (89 minuti tv, 85 computer, 109 smartphone, 34 tablet), tra gli ultimi al mondo</span></h4>
</li>
<li>
<h4>Sempre più &#8220;smart tv&#8221;, social tv e fruizione video in mobilità (e YouTube è sempre più&#8230;)</h4>
</li>
<li>
<h4>Durata media dei 10 video (non pubblicitari) più visti: 7 minuti</h4>
</li>
<li>
<h4>Le app rimpiazzeranno i canali tv</h4>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<h4>La Cina è più che vicina, ormai ci vede nello specchietto retrovisore (pardon, nello schermo della videocam posteriore&#8230;)</h4>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>E per voi, quali sono i dati più significativi tra questi e gli altri presenti nel report? Cosa vi ha colpito di più?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px; max-width: 100%;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/35210772" height="600" width="800" allowfullscreen="yes" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="KPCB Internet trends 2014" href="https://www.slideshare.net/kleinerperkins/internet-trends-2014-05-28-14-pdf" target="_blank">KPCB Internet trends 2014</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/kleinerperkins" target="_blank">Kleiner Perkins Caufield &amp; Byers</a></strong></div>
<div style="margin-bottom: 5px;"></div>
<div style="margin-bottom: 5px;"><a href="http://twitter.com/search?q=%23InternetTrends&amp;src=hash">#InternetTrends</a></div>
<div style="margin-bottom: 5px;"><a href="http://memeburn.com/2014/05/kpbc-latest-report-on-digital-trends-all-the-numbers-you-need-to-know/" target="_blank">via memeburn.com</a></div>The post <a href="https://www.federicobo.eu/internet-trends-2014-mobile-mobile-e-ancora-mobile/">Internet trends 2014: mobile, mobile e ancora mobile.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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