Blockchain

5 domande scomode sugli NFT. Con risposte.

Comprare un NFT significa comprare il bene associato (per esempio l’opera artistica digitale)?

Quando un utente acquista un NFT, acquista il token, non l’asset digitale collegato. L’acquisto del token può includere, come diritto associato, il trasferimento di proprietà del file o dell’asset digitale ma dipende dai termini di vendita di quel particolare NFT (e della piattaforma su cui viene venduto).

Chi acquista un NFT e l’opera digitale collegata diventa detentore del copyright sull’opera?

No, l’autore mantiene il copyright sull’opera e presumibilmente una copia dell’opera. Se acquistiamo un libro non acquisiamo i diritti sul contenuto.

Il protocollo ERC-721 permette all’artista (o comunque al primo che ha collegato un NFT all’opera digitale) di ricevere percentuali sulle vendite successive alla prima, nel mercato secondario?

Non come standard.

C’è la proposta di creare un ERC-721 Royalty Standard con queste caratteristiche.

Attualmente vi sono piattaforme come Zora e Foundation che permettono di avere percentuali nel mercato secondario ma all’interno della stessa piattaforma. È un punto importante. Uno standard come quello in discussione consentirebbe di ricevere queste percentuali in qualsiasi mercato secondario (ovviamente basato su Ethereum).

Dove sono memorizzati i file (opere digitali)? Nella blockchain?

Nella maggior parte dei casi no. Memorizzare dati su Ethereum (su cui è basato lo standard ERC-721) costa molto.

I file con le opere e spesso metadati associati sono memorizzati su server proprietari (delle piattaforme) o su cloud sempre gestiti da piattaforme che operano il minting (conio) e la compravendita degli NFT.

Nell’NFT un campo contiene l’URL, l’indirizzo dove risiede l’opera.

Non si hanno ancora risposte chiare su cosa succeda se un malfunzionamento del server causi la perdita dell’opera o nel caso di fallimento della società che gestisce la piattaforma.

I file (opere digitali) caricati nell’IPFS sono memorizzati in più nodi di questa rete?

Non è detto.

L’IPFS è una rete aperta e distribuita tra più nodi dove è possibile memorizzare file digitali (ricercabili attraverso il loro hash, una specie di “impronta digitale” univoca).

Ma il file viene caricato inizialmente solo su un nodo. Solo se altri nodi ne fanno richiesta il file viene duplicato su questi nodi. Si può “forzare” la richiesta attraverso servizi come Pinata e Infura.

Se non si effettua questa sorta di backup, si rischia di perdere l’opera, se l’unico nodo su cui è memorizzata scompare.

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