Appunti

Taccuino digitale #12 -NFT tra musei e inchieste giornalistiche. E il primo ransomware su floppy disc.

NFT e musei

La Galleria degli Uffizi venderà copie in alta qualità delle sue opere certificate via NFT, a partire dal Tondo Doni (venduto per 70.000 euro). Ogni opera sarà disponibile al massimo in nove copie.

Fonte: Gli Uffizi mettono in vendita i loro capolavori, ma solo in formato digitale: Il “Tondo Doni” di Michelangelo venduto per 240mila euro (firenzetoday.com)

Gli NFT visti dal New York Times

Un’approfondita inchiesta del New York Times ripercorre la genesi degli NFT, l’impatto sugli artisti (grazie ai loro racconti) e sul mercato dell’arte digitale.

Fonte: The Untold Story of the NFT Boom (The New York Times)

Criptofilantropia

La filantropia ai tempi delle criptovalute può essere problematica. I nuovi cripto-miliardari come Buterin donano miliardi in criptovalute ma vi sono effetti collaterali. Se la donazione è (molto) sostanziosa, il valore della criptovaluta (specie se “minore”) scende e quindi anche il valore della donazione. Inoltre, in maniera simile, chi la riceve deve fare attenzione a non convertirla in blocco in valuta corrente per non danneggiare gli altri possessori.

Fonte: A crypto billionaire donated $1 billion to India. Make sure you include an asterisk. (vox.com)

Il primo ricatto digitale

Chi ha creato il primo ransomware? Un biologo evolutivo impegnato nelle ricerche sull’AIDS. Nel 1989 inviò migliaia di floppy disc che invece di contenere articoli di ricerca bloccavano il computer e facevano apparire una richiesta di riscatto di 189$. Fu arrestato qualche mese dopo.
Perché lo abbia fatto nessuno lo ha mai saputo.
Con i malware successivi, che si propagano via internet da computer a computer, almeno avrebbe avuto la scusa di voler studiare come si diffonde un’epidemia…

Fonte: The bizarre story of the inventor of ransomware (cnn.com)

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